Privacy, caso WhatsApp-Facebook: il Garante decide di fare chiarezza

WhatsApp è sotto accusa in Italia e in Germania, a causa della modifica della privacy operata dalla popolarissima piattaforma di messaggistica.

Dopo l’acquisizione da parte di Facebook, avvenuta nel febbraio del 2014, i due colossi a fine agosto, hanno annunciato la condivisione di alcuni dati.

In sostanza, la nuova policy, prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di WhatsApp.

La poca chiarezza riguardante la tipologia dei dati (in primis per finalità commerciali), che WhtasApp ha inteso mettere a disposizione di Facebook, ha sollecitato l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali che ha deciso di avviare un’istruttoria. Sotto accusa anche le modalità per l’acquisizione del consenso da parte degli utenti alla comunicazione dei dati; le misure per garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy. Si nota in particolare che l’avviso inviato sui cellulari, inerente la revoca del consenso e il diritto di opposizione, possono essere esercitati in un arco di tempo limitato a 30 giorni.

Tantissimi utenti di entrambe le piattaforme, hanno comunque notato da subito gli effetti della ‘fusione’ delle informazioni. In primis il suggerimento di amicizia su Facebook di persone con cui si è chattato su WhatsApp e l’apparizione (come per magia) del proprio numero di cellulare tra le info consultabili sul social network. Un bailamme che ha creato sconcerto e non pochi problemi nella gestione spicciola dei rapporti di coppia e di amicizia.

Analoghe questioni sono state sollevate dal Commissario Europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager in Germania, paese in cui hanno adottato una misura decisamente più immediata: interrompere l’attività e cancellare quanto già registrato sostenendo che Facebook non abbia ottenuto l’approvazione da parte degli iscritti WhatsApp.

L’ultimo baluardo, riguarda ora la tutela dei contatti presenti nelle rubriche, soggetti che non hanno mai acconsentito al trattamento delle proprie informazioni da parte di nessuna delle due aziende.

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