Attentato a Berlino: è caccia all’uomo

Centomila euro di taglia su Anis Amri il tunisino ricercato per la strage di Berlino. Arrivato in Italia nel 2012 e per 4 anni in carcere a Palermo, aveva ricevuto due mandati di espulsione sia in Italia che in Germania dove si era trasferito, entrambi però mai attuati. Intanto dopo un blitz nel Nordreno- Westfalia, 4 persone sono state arrestate.

A policeman and firemen stand next to a truck on December 20, 2016 at the scene where it crashed into a Christmas market near the Kaiser-Wilhelm-Gedaechtniskirche (Kaiser Wilhelm Memorial Church) in Berlin. German police said they were treating as "a probable terrorist attack" the killing of 12 people when the speeding lorry cut a bloody swath through the packed Berlin Christmas market. / AFP / Tobias SCHWARZ        (Photo credit should read TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

C’è un forte sospetto che l’uomo sia armato e il timore che possa già aver lasciato la Germania e abbia avuto vita facile nella fuga dal luogo dell’attentato, magari utilizzando la rete metropolitana.

Si trattano però, al momento, solo di diverse ipotesi al vaglio degli inquirenti, che non sono ancora in grado di stabilire se abbia agito un solo uomo o più persone. Perquisito il centro profughi a Emmerich sul Reno, in Nordreno-Vestfalia al confine con l’Olanda, nel quale il ricercato aveva il suo domicilio almeno per diverso tempo.
Un’unità speciale della polizia di Berlino ieri ha fatto irruzione in due appartamenti nella capitale, di cui uno nel quartiere di Kreuzberg: lo scrive il sito del quotidiano Die Welt citando “ambienti degli investigatori”.

Anis Amri, ha detto alla Welt un funzionario di alto livello, “sembra essersi dileguato”.

L’uomo aveva un profilo Facebook, che ora non è più online, dove aveva messo il suo “like” alla pagina social “Ansar al Sharia”, il gruppo jihadista tunisino. Lo scrive il direttore del centro di monitoraggio dei siti islamici “Site”, Rita Katz.  Il 24enne aveva lasciato la Tunisia sette anni fa come migrante illegale e ha scontato quattro anni di prigione a Palermo, nel carcere dell’Ucciardone, perché accusato di aver incendiato il centro d’accoglienza di Lampedusa.

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Già nella struttura italiana, il giovane avrebbe manifestato comportamenti violenti.

Dopo esser uscito di prigione, il tunisino ha atteso il riconoscimento da parte della Tunisia, senza il quale non poteva essere espulso, nel Cie di Caltannissetta. Il successivo provvedimento di espulsione non è però andato a buon fine perché le autorità tunisine non hanno effettuato la procedura di riconoscimento nei tempi previsti dalla legge. Il giovane ha poi raggiunto la Germania.

E proprio sui giornali tedeschi scoppia la polemica per le falle nei sistemi di sicurezza.

La Welt denuncia che “i blitz della polizia sono partiti in ritardo per vizi formali”. La Bild invece mette nel mirino gli errori precedenti e le falle del sistema di espulsione, parlando nel titolo di “fallimento”. Amri era in carcere e stava per essere espulso, scrive il tabloid, ma gli mancavano i documenti ed e’ stato rilasciato.

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