Abbonamenti pay-tv piratati: arresti e perquisizioni anche all’estero
Vendevano a prezzi irrisori, ma a migliaia di utenti, gli abbonamenti alle pay tv piratando il segnale. Per questo 5 persone sono state arrestate dalla guardia di finanza, che ha anche compiuto perquisizioni in undici regioni. L’indagine ha toccato anche altri Paesi come Spagna, Germania e Svizzera coinvolgendo le rispettive forze di polizia.
Gli indagati sono 49 per reati in materia di pirateria audio-visiva e riciclaggio. Nei confronti di 12 di essi si procede anche per il reato di associazione per delinquere. Tra questi ultimi figurano i due salernitani Raimondo Milone e Luigi Diodato, rispettivamente di 31 e 22 anni, residenti a Sarno ed entrambi in carcere. Sarebbero stati i promotori del sistema insieme ad altre tre persone destinatarie della misura di custodia cautelare, Antonino Sangregorio, 39enne residente a Lorrach (Germania), Gianni Polito 28enne di Pordenone, e Simone Maracchioni, 36enne di Zagarolo ai domiciliari.
Migliaia invece gli utenti, che ora rischiano la denuncia per violazione della legge sul diritto d’autore.
Attraverso indagini tecniche e “sul campo” e la meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari, veicolati prevalentemente mediante carte di credito prepagate o piattaforme web di pagamento, gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Capitale hanno ricostruito l’attività delittuosa di una struttura criminale piramidale dedita all’illecita decriptazione e diffusione di contenuti televisivi pay-per-view attraverso la rete internet.
Fulcro dell’organizzazione erano le centrali “sorgenti” – situate presso società, attività commerciali, abitazioni private etc. – all’interno delle quali erano installate apparecchiature informatiche in grado di decriptare il segnale delle emittenti pay-tv Sky e Mediaset Premium, utilizzando schede regolarmente acquistate dai membri del sodalizio o da terzi, per poi farlo confluire su server esteri appositamente noleggiati.
L’organizzazione era articolata in più livelli: al vertice operavano le suddette “sorgenti”, che provvedevano alla decriptazione del segnale e alla sua rivendita agli intermediari o reseller; questi, a loro volta, procedevano alla vendita del servizio ai clienti finali. A tali soggetti si affiancavano i “riciclatori”, titolari o utilizzatori delle carte di credito sulle quali confluiva il profitto dell’attività delittuosa.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, viene inoltre dato atto di “una capacità organizzativa importante e finalizzata alla costituzione di una impresa distributrice parallela in grado di fornire servizi del tutto analoghi alle aziende lecite, dalle verifiche di fattibilità all’installazione del servizio, alla fornitura mantenendo standard adeguati fino anche all’assistenza tecnica alla clientela”.