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Addio a Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda: l’Italia perde una leggenda

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Il mondo della moda è in lutto. Valentino Clemente Ludovico Garavani, per tutti semplicemente Valentino, si è spento ieri nella sua residenza romana sull’Appia Antica, all’età di 93 anni, circondato dall’affetto dei suoi cari. Ad annunciarlo è stata la Fondazione Garavani Giammetti. Con lui scompare l’ultimo dei grandi couturier del Novecento, l’uomo che il New York Times definì «l’ultimo imperatore della moda».

Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino aveva coltivato fin da ragazzo la passione per la moda, formandosi tra Milano e Parigi. Il rientro in Italia, l’apertura del primo atelier e soprattutto l’incontro decisivo con Giancarlo Giammetti segnarono l’inizio di un sodalizio professionale e umano che sarebbe durato una vita intera. Dopo il trionfo della prima collezione a Pitti Moda nel 1962, la maison divenne uno dei nomi simbolo dell’alta moda mondiale.

Lungo oltre mezzo secolo di carriera, Valentino ha vestito le donne più iconiche del pianeta: dalla lunga amicizia con Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis – per la quale firmò l’abito da sposa nelle nozze – a Elizabeth Taylor, Sophia Loren, Sharon Stone, Julia Roberts, Anne Hathaway. Ha conquistato Hollywood, i red carpet, le case reali. E soprattutto ha consegnato alla storia del costume la sua tonalità inconfondibile: il Rosso Valentino, divenuto cifra stilistica universalmente riconoscibile.

L’addio alle passerelle nel 2007 fu celebrato con tre giorni di festa romana ricordati come l’evento più sfarzoso mai allestito nel mondo della moda.

Numerose le reazioni istituzionali. La premier Giorgia Meloni lo ha ricordato come «maestro indiscusso di stile ed eleganza, simbolo eterno dell’alta moda italiana», mentre il presidente Sergio Mattarella ha sottolineato come il mondo della moda gli debba «grandi intuizioni e splendide creazioni». Commosso anche l’omaggio di Donatella Versace e di Sophia Loren, che ha parlato di un amico «dall’animo gentile, ricco di umanità».

Resta la sua eredità: un’idea alta e gentile della bellezza che ha attraversato il tempo, le generazioni e le emozioni. E che continuerà a farlo.

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