06/05/2021

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Alitalia: i sindacati dicono ‘NO’ ad una compagnia ‘bonsai’. Il 30 Aprile decisione della Commissione Ue

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Alitalia meglio di una telenovela venezuelana. Dopo anni di sprechi, di continui foraggiamenti statali, di svendite a compagnie estere in primis Etihad, la compagnia aerea non trova pace, a fronte di una presunta impellente e inevitabile necessità o volontà divina di avere una compagnia di bandiera, zoppa, ingombrante, mal funzionante, ma almeno con il logo tricolore sulle livree.

I sindacati hanno alzato gli scudi all’idea che sta circolando di “una compagnia aerea anonima”, di “dimensioni regionali, con un piano industriale con modesti obiettivi imposto dalla direzione generale concorrenza della Commissione europea riporterebbe l’Italia indietro di 75 anni e cioè a non avere, entro i prossimi due anni, una compagnia aerea nazionale”. Lo stop arriva dai segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti Stefano Malorgio, Salvatore Pellecchia e Claudio Tarlazzi.

Le condizioni per riprendere la trattativa con Bruxelles sarebbero: l’abbandono del vecchio marchio Alitalia, da recuperare eventualmente partecipando ad una gara, un taglio degli arei a 43-45 e 2.850 dipendenti per la nuova Ita (il 26% degli attuali) da riassumere però dopo una selezione e con un nuovo contratto. Per tutti gli l’idea è una proroga della Cig per 5 anni e uno scivolo per la pensione.

Insomma i sindacati dicono ‘no’ a un’Alitalia ‘bonsai’ che secondo loro, “sarebbe messa al tappeto ancora prima di iniziare la gara”. Per Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti “sono necessari almeno 100 aeromobili e un piano industriale che rafforzi il cargo, visto che la domanda con la pandemia è cresciuta molto, e che si posizioni sulle rotte più redditizie del lungo raggio”.

Inoltre – avvertono i leader delle federazioni dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil – ci troveremmo, di fatto, di fronte a un trattamento discriminatorio dell’Unione europea nei confronti dell’Italia”. “Le compagnie di bandiera tedesca e francese, a fronte di significativi aiuti economici da parte dello Stato (il gruppo Lufthansa ha collezionato 11 miliardi di euro di cui 9 alla casa madre e Air France ha ricevuto 7 miliardi di euro a fronte dei quali dovrà cedere solo 18 slot sugli oltre 300 in suo possesso) hanno richiesto un sacrificio modesto, se rapportato a quanto richiesto ad Alitalia che ha ricevuto 1,4 miliardi di euro”.

“Chiedere la partenza di una nuova compagnia senza nome, senza logo e senza aerei e personale e slot sufficienti a competere in un mercato agguerrito come quello del trasporto aereo italiano e globale è come chiedere a un campione di scherma di andare alle Olimpiadi con le mani legate dietro la schiena”, evidenziano ancora i sindacati che ribadiscono il proprio no a “discriminazioni e asimmetrie” di trattamento in Europa e chiedono che vengano respinte “totalmente e pretese della Direzione della concorrenza”.

Intanto la decisione della Commissione europea sui presunti aiuti di Stato ad Alitalia è attesa per il 30 aprile. Per quella data si teme possa arrivare la scure dei tecnici dell’Antitrust europea che potrebbero condannare il nostro Paese a riprendersi tutti o gran parte, dei 1,3 miliardi di euro di prestiti ponte erogati nel 2017 e 2019. Se Bruxelles dovesse ritenere il nostro Paese colpevole su entrambe le tranche di denaro pubblico la compagnia aerea sarebbe chiamata a restituire 1,6 miliardi, compresi gli interessi. A fornire un’indicazione sulle tempistiche è stato il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti durante il question time al Senato.

Il ministro Giorgetti — rispondendo a una domanda della senatrice Giulia Lupo (M5S) sul dossier Alitalia e sul progetto di rilancio attraverso la newco pubblica Italia Trasporto Aereo — ha detto che il governo è impegnato a lavorare sulla “necessaria discontinuità affinché il nuovo soggetto (non possa essere chiamato a rispondere della complessiva posizione debitoria della precedente compagnia», da quasi quattro anni in amministrazione straordinaria”.