23/06/2021

ART News

Le Notizie in Tempo Reale

Ancora violenza in Myanmar: la polizia spara al funerale di una delle 114 vittime

3 min read

E’ il giorno più nero in Myanmar dall’inizio delle proteste antigolpe del 1 febbraio. La repressione delle forze armate birmane diventa sempre più feroce e oggi gli Domenica oppositori della giunta illegalmente al potere, piangono ben 114 vittime.

Come se non bastasse, proprio durante il funerali di una di queste vittime, le forze di sicurezza birmane hanno aperto il fuoco sulla folla in lutto. “Stavamo cantando la canzone della rivoluzione . Sono arrivate le forze di sicurezza, hanno sparato e noi siamo scappati”, ha raccontato Aye, una donna presente alla cerimonia. Altre due persone sono state uccise domenica nelle proteste che ci sono state in altre città birmane.
“Salutiamo i nostri eroi che hanno sacrificato vite durante questa rivoluzione e dobbiamo vincere questa rivoluzione”, ha postato su Facebook , il Comitato generale di sciopero delle nazionalità (GSCN), uno dei principali gruppi di protesta.

Soldati e polizia hanno anche istituito basi all’interno di ospedali pubblici e scuole in diverse città e paesi in tutto il Myanmar. Tra gli arrestati dalle forze armate della giunta vi sono operatori sociali e di soccorso, medici e medici che partecipano al Movimento di disobbedienza civile aiutando i civili feriti negli attacchi del regime.

Intanto la violenta repressione continua a suscitare lo sdegno internazionale con l’ambasciatore statunitense Thomas Vajda che ha dichiarato: “Questo spargimento di sangue è orribile. Il popolo del Myanmar ha parlato chiaramente: non vuole vivere sotto il governo militare”.

I capi delle forze armate di 12 nazioni – tra cui l’Italia – hanno condannato la violenta repressione. “Come capi della Difesa, condanniamo l’uso di forza letale contro persone disarmate da parte delle forze armate birmane e dei servizi di sicurezza associati”, si legge nel raro comunicato congiunto, firmato dai capi di stato maggiore di Usa, Canada, Regno Unito, Germania, Italia, Grecia, Danimarca, Paesi Bassi, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. “Un esercito professionale segue le regole di condotta internazionale e la sua responsabilità è proteggere – non colpire – il popolo che serve”, prosegue la nota, “esortiamo le forze armate del Myanmar di lavorare per ripristinare il rispetto e la credibilità persa con le loro azioni di fronte al popolo birmano”.

Il segretario del Pd Enrico lette via Twitter ha scritto: “Vedo le palme e non posso non unire il mio, il nostro grido di dolore per le vittime innocenti della sanguinosa repressione in Myanmar. Si fermino i generali. Basta sangue”.

Ma la condanna non è stata unanime: il fronte delle dittature si sta delineando con chiarezza. A prendere parte alla parata militare avvenuta ieri nella capitale Naypyidaw ( in occasione del 76° anniversario delle forze armate birmane)hanno assistito secondo il ‘Myanmar Now’ che cita Nikkei Asia, il ​​vice ministro della Difesa russo Alexander Fomin – che ha incontrato gli alti dirigenti della giunta un giorno prima – e rappresentanti di Cina, India, Pakistan, Bangladesh, Vietnam, Laos e Thailandia.

L’anniversario delle forze armate, lo ricordiamo, ricorre nello stesso giorno in cui il Paese iniziò la sua resistenza armata contro l’occupazione giapponese nel 1945. Una resistenza guidata da Aung San, eroe nazionale e padre di Aung San Suu Kyi, la leader birmana, ora nuovamente agli arresti domiciliari.

Con la strage di sabato è drammaticamente salito a 423 il bilancio delle vittime tra i manifestanti che da due mesi sfidano l’esercito golpista. La popolazione è scesa di nuovo in piazza per commemorare le vittime della carneficina e nuove proteste sono state segnalate nelle città di Bago, a Nord Est di Yangon, e a Moe Kaung, nello Stato del Kachin. Un altro fronte di protesta si sarebbe aperto anche nel Nord Est, da dove arrivano notizie secondo cui l’esercito birmano avrebbe bombardato le posizioni delle milizie della minoranza Karen, causando tre morti e otto feriti.