Arriva IVORY, il social europeo che punta su meritocrazia e contenuti di qualità
3 min read
Stanchi dei social in cui si scatenano i cosiddetti leoni da tastiera? Dove tutti parlano ma ben pochi con cognizione di causa? Niente paura perché è in arrivo ‘IVORY’: un social europeo con influenze italiane, che punta su meritocrazia e contenuti di qualità.
I suoi tre fondatori provengono da angoli opposti del pianeta. L’italiano Giuseppe Di Maria (ingegnere del software), lo statunitense Adam Nettles, in attesa di cittadinanza italiana e l’italo-brasiliano di origini venete Uel Bertin.
La caratteristica fondamentale di Ivory è la valorizzazione delle competenze. I contenuti su Ivory sono organizzati in ‘Ivory towers’, suddivise in aree accademiche e scientifiche e in spazi di discussione più ampi.
Per limitare account anonimi o non verificati, IVORY adotta processi di verifica dell’identità supportati dall’intelligenza artificiale, con sistemi automatizzati che analizzano e validano la documentazione degli utenti durante l’onboarding. Resta disponibile una modalità ospite per la sola consultazione dei contenuti per chi non completa la verifica.
La piattaforma connette inoltre l’accademia ai fondi per progetti di ricerca e innovazione, creando un ponte concreto tra idee e risorse. I saggi potranno essere pubblicati attraverso un sistema che valorizza il processo di revisione imparziale, remunerando i revisori con crediti spendibili in Ivory o convertibili in compensi economici.
A spiegarci nel dettaglio a quale filosofia si ispira Ivory è il co-founder Adam Nettles:
“Su Ivory chi ha delle competenze certificate, può creare dei contenuti e partecipare attivamente alle discussioni e quando parlano del loro ambito una loro interazione può valere fino a 50 volte più di quella di un utente normale. Ci rivolgiamo sicuramente ad accademici e studenti avanzati, ma non solo…”
Come ben sappiamo il successo dei social media si basa su una serie di meccanismi psicologici complessi come il desiderio di feedback, il rinforzo intermittente, il contagio emotivo e tanto altro. In quest’ottica, un social ‘intellettuale’ come Ivory su quali meccanismi punta per diventare popolare?
“Ivory non ignora i meccanismi dei social, ma li usa in modo diverso facendo leva sulla meritocrazia. C’è una forte componente di ‘status’ legata a contributi di qualità. Esiste una competizione, ma sul valore dei contenuti, non sulle visualizzazioni”.
Come si pone Ivory nei confronti dell’IA, in particolare per la produzione di contenuti?
“Non siamo contro l’IA, sarebbe poco realistico, però non vogliamo che diventi il motore principale dei contenuti. l’IA viene usata più che altro dal nostro team per la moderazione, per supportare il sistema e per migliorare l’esperienza degli utenti”.
Sebbene non sia stato ancora lanciato ufficialmente, Ivory ha già attirato l’attenzione di diversi media. Qual è secondo voi l’ingrediente che ha generato così tanto interesse attorno ad un progetto che potremmo definire ‘atipico’?
“Secondo me sono tre i fattori chiave: il primo è che oggi i social sono pieni di contenuti di bassa qualità e disinformazione. Secondo Ivory va controcorrente dando priorità agli esperti e terzo è un progetto Europeo costruito in Italia e il tema della sovranità digitale è sempre più centrale nell’Ue”.
Le registrazioni anticipate sono già aperte su: https://www.ivory.live
