24/07/2021

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Assegno di ricollocazione: fino a 5mila euro, per il reinserimento lavorativo

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L’assegno di ricollocazione, di cui l’acronimo è Adr è uno strumento pensato per aiutare le persone a ricollocarsi nel mercato del lavoro. Come si legge sul sito dell’ANPAL: “consiste in un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza personalizzata per la ricerca di occupazione (centri per l’impiego o enti accreditati ai servizi per il lavoro)”. Si tratta della prima misura di politica attiva del lavoro di livello nazionale coordinata da ANPAL e gestita tramite la rete pubblico-privata dei servizi per il lavoro, in accordo con Regioni e Province autonome.

L’Adr in sintesi è una misura di politica attiva che, consiste nel rilascio di un buono ai disoccupati, da utilizzare per ottenere un servizio di assistenza intensiva e personalizzata volto alla ricerca di occupazione. Non si tratta, quindi, di una somma “concreta” di denaro, ma piuttosto di un voucher il cui importo viene corrisposto all’operatore che assiste il disoccupato, a fronte di una effettiva assunzione.

“L’assegno di ricollocazione – si legge ancora sul sito www.anpal.gov.it – può essere speso presso un centro per l’impiego o un operatore accreditato. I soggetti accreditati devono comunicare ad Anpal le informazioni sulle sedi operative presso cui è disponibile il servizio di assistenza. La persona beneficiaria dell’assegno sceglie l’ente da cui farsi aiutare, consultando l’albo nazionale dei soggetti accreditati. Un tutor sostiene la persona nelle attività utili alla sua ricollocazione e ne promuove il profilo professionale presso i potenziali datori di lavoro. L’ente aiuta la persona durante la preselezione e le prime fasi d’inserimento in azienda. Se la persona viene assunta, l’importo dell’Adr viene riconosciuto all’ente”.

Le cifre del contributo variano e possono raggiungere i 5mila euro a seconda della tipologia di contratto erogata all’assistito. Si va infatti dai 1.000 ai 5.000 € per un contratto a tempo indeterminato incluso l’apprendistato.

Questo bonus, in prospettiva dello stop al blocco dei licenziamenti, per ora fissato al 31 marzo 2021, può essere un utile incentivo alla ricollocazione alla lotta alla disoccupazione che ha raggiunto numeri da record con la pandemia da Covid-19.

Una crisi occupazionale che, secondo diversi esperti, può essere arginata proprio dagli strumenti di politica attiva del lavoro, che dovranno però essere investiti da una riforma strutturale. In tal senso si sono espressi anche i Consulenti del lavoro i quali, nel documento del 26 febbraio 2021 presentato al Ministro del Lavoro, hanno proposto una serie di riforme incentrate soprattutto sulle politiche attive pe il lavoro.