Attacco con drone contro l’ambasciata statunitense a Baghdad
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Sale la tensione in Medioriente. Un attacco con drone ha colpito l’ambasciata statunitense a Baghdad. Lo ha reso noto un alto responsabile della sicurezza irachena. Un giornalista della France Presse ha visto del fumo nero levarsi sul complesso diplomatico nel cuore della capitale irachena. E’ la seconda volta che l’ambasciata statunitense a Baghdad subisce un attacco dall’inizio della guerra di Usa e Israele contro l’Iran. Diversi gruppi armati sostenuti da Teheran, riuniti sotto l’ombrello del movimento Resistenza Islamica in Iraq, hanno rivendicato attacchi quotidiani con droni e razzi contro le basi statunitensi nella regione. Prima dell’attacco, due miliziani del gruppo Kataeb Hezbollah erano stati uccisi: uno di loro sarebbe una “figura chiave” della rete legata a Teheran.
Intanto gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg, distruggendo esclusivamente i suoi obiettivi militari. Poco prima di salire a bordo dell’Air Force One diretto verso la Florida, Donald Trump ha annunciato su Truth che gli Usa avevano sferrato pesanti attacchi aerei contro l’isola, risparmiando le infrastrutture vitali attraverso cui transita il 90% circa di tutto il greggio iraniano. Una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Immediata la replica dell’Iran che ha minacciato di “ridurre in cenere” le infrastrutture petrolifere legate agli Usa in Medio Oriente.
E ora gli Stati Uniti hanno piazzato una taglia da 10 milioni di dollari su Mojtaba Khamenei, nuova Guida Surpema dell’Iran, e sugli altri big del regime. La guerra con Teheran passa anche e soprattutto per l’acquisizione di informazioni fondamentali, elemento indispensabile per continuare l’operazione Epic Fury. Gli Stati Uniti offrono ricompense fino a 10 milioni. La lista dei ‘most wanted’ non comprende solo Khamenei. In un post pubblicato dall’account ‘Reward for Justice’, collegato al Dipartimento di Stato americano, accanto al figlio dell’ayatollah Ali Khamenei figurano il capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale Ali Larijani, il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib e quello dell’Interno, Eskandar Momeni.
