Blocco di Hormuz, nasce la “Coalizione di Roma” per l’accesso ai fertilizzanti: aderiscono 40 Paesi
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Sono pesanti le ripercussioni indirette del blocco prolungato dei traffici nello stretto di Hormuz. La conseguenza più grave è quella che vede milioni di persone rischiare la fame. Per questo l’Italia è tra i Paesi che più di altri si stanno attivando per provare a evitare una crisi alimentare di questa portata. In questo contesto si inserisce la fondazione della Coalizione di Roma, annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo un vertice alla Farnesina che ha coinvolto circa 40 Paesi e organizzazioni internazionali come la Fao.
Il principale obiettivo è quello di garantire in diverse zone del mondo l’accesso ai fertilizzanti per l’agricoltura, la cui produzione e distribuzione ha uno snodo cruciale proprio nell’area del Golfo Persico. La minaccia di collasso alimentare incombe in primis su aree già di per sé molto vulnerabili. Paesi come Sudan, Tanzania o Somalia in Africa, e lo Sri Lanka in Asia sono infatti fortemente dipendenti dalle importazioni di fertilizzanti dall’area del Golfo, i cui prezzi sono anche in severo aumento (+20% circa nel giro di poche settimane).
Ma anche giganti come l’India e la Cina rischiano conseguenze considerevoli per le difficoltà di approvvigionamento attraverso lo Stretto di prodotti come zolfo, urea o ammoniaca. Il Programma alimentare mondiale (Wfp), citato dal Financial Times, stima che almeno 45 milioni di persone possano rimanere senza cibo sufficiente. “Circa il 30% del commercio globale di fertilizzanti, essenziali per l’agricoltura, passa attraverso Hormuz”, ha spiegato Tajani, confermando come le situazioni che preoccupano di più siano quelle “delle regioni e dei Paesi più fragili, soprattutto in Africa”.
A dare vita alla Coalizione di Roma, ha aggiunto il ministro degli Esteri, sono “i Paesi dell’Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo”, più quelli “dei Balcani, dell’area del Golfo, dell’Africa del Nord e della Lega araba”. La missione della Coalizione è ben precisa: permettere che, attraverso Hormuz, “una volta arrivato il cessate il fuoco duraturo, possano arrivare strumenti fondamentali per tante popolazioni“. Per ottenere risultati, sarà però necessaria una svolta nello Stretto il prima possibile. “Abbiamo creato un gruppo di lavoro permanente – ha rivelato Tajani – che seguirà minuto per minuto l’evolversi della situazione per dare risposte concrete”.
