Chicago, l’ultimo discorso alla nazione di Obama: “Non mi fermo qui”

“Yes we can” così Barack Obama conclude il suo discorso alla nazione, con quello stesso slogan che lo ha portato alla presidenza nel 2008 e nello stesso centro congressi, il McCormick Place di Chicago, dove celebrò la sua vittoria su Mitt Romney nel novembre 2012. “E’ stato l’onore della mia vita servirvi, ma non mi fermerò qui. Sarò al vostro fianco, da cittadino” dice l’ ormai ex presidente degli Stati Uniti che, sommerso dal boato della sua folla ,ritrova il carisma e il vigore di 8 anni prima.

Nel lasciare la Casa Bianca Obama rivendica con forza quanto fatto, sostenendo che “oggi l’America è migliore”. Negli ultimi otto anni il cambiamento c’è stato: “Lo abbiamo fatto, lo avete fatto”. Due esempi su tutti: la legalizzazione delle nozze gay e il salvataggio dell’industria dell’auto, sull’orlo della bancarotta dopo la grande crisi.

Le standing ovation non si contano e Obama più volte appare decisamente commosso. Non cita mai il neo eletto Donald Trump ma afferma chiaro e forte come il futuro del Paese dipenda proprio dalla salvaguardia di quei principi di libertà, uguaglianza, democrazia che furono dei padri fondatori, e che in questa fase soprattutto la minaccia del terrorismo rischia di intaccare. E ancora Obama mette in guardia da un ritorno indietro sul fonte delle discriminazioni razziali nei confronti di tutte le minoranze, a partire da quella afroamericana: “Servono le leggi, anche se queste non bastano. Devono cambiare i cuori”. Anche negare i cambiamenti climatici, altra stoccata al suo successore, “sarebbe tradire le generazioni future e lo spirito del Paese”.

Ancora lacrime quando ringrazia la first lady Michelle: “Sei la mia migliore amica. Mi hai reso orgoglioso, hai reso orgogliosa l’America”. E sul palco alla fine c’è anche lei, insieme alla figlia Malia, come nel 2008. E insieme all’amico di questa avventura Joe Biden.

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