31 Ottobre 2020

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Coldiretti: la ‘black list’ dei cibi più contaminati. Dai peperoncini dominicani al tè della Cina

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La Coldiretti ha pubblicato una “Black list dei cibi più contaminati” stilata sulla base degli ultimi rapporti elaborati dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sui Residui dei Fitosanitari in Europa e dal Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui dei prodotti fitosanitari degli alimenti”.

Al vertice della classifica troviamo i peperoncini piccanti provenienti da Repubblica Dominicana e India. Con un campione sui cinque risultato irregolare per la presenza di residui chimici, sono infatti il prodotto alimentare meno sicuro presente sulle tavole degli italiani.

Nella classifica dei dieci prodotti più contaminati, ci sono anche: i melograni dalla Turchia con un quasi un campione irregolare su dieci (9,1%), il tè dalla Cina, l’okra (o gombo) importata dall’India. E ancora, il dragon fruit proveniente dall’Indonesia, i fagioli secchi provenienti dal Brasile ed i peperoni dolci. Inoltre le olive da tavola provenienti dall’Egitto, godono peraltro, di un regime agevolato a dazio zero, da parte dell’Unione Europea.

A preoccupare per gli elevati livelli di contaminazione sono anche le bacche di Goji provenienti dalla Cina ed il riso dal Pakistan.

Si tratta di prodotti arrivati in Italia con elevati livelli di irregolarità perché contaminati dalla presenza di insetticidi, che – sottolinea la Coldiretti – spesso non sono neanche più ammessi dalla legislazione nazionale ed europea.

L’aspetto più preoccupante sottolineato da Coldiretti è che non si tratta di casi isolati.  Dai risultati delle analisi, è emerso che i prodotti alimentari importati in Italia, con l’1,9% di campioni esaminati irregolari, sono ben 3 volte più pericolosi dei prodotti di origine nazionale per i quali solo lo 0,6% dei prelievi è risultato non conforme ai limiti di legge consentiti. La situazione è ancora più rischiosa per quelli di origine extracomunitaria per i quali la percentuale di irregolarità secondo l’Efsa sale al’5,8%, ben otto volte superiore ai prodotti Made in Italy.

Secondo Coldiretti: “E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della sicurezza dei consumatori”. Il presidente Ettore Prandini, sottolinea che: “dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci deve essere la garanzia di un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore”.