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Coronavirus: nel mondo oltre 1,9 milioni di casi. Oltre 20mila vittime in Italia

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Sono 1.920.985 i casi confermati di Covid-19 nel mondo e sono 119.686 i morti con coronavirus a livello globale. E’ quanto emerge dal bilancio aggiornato della Johns Hopkins University secondo cui gli Stati Uniti sono il primo Paese per numero di contagi e vittime con 582.580 casi e 23.622 morti, 1.509 nella sola giornata di ieri. Lo stato di New York, epicentro dell’epidemia negli Usa, ha superato le 10mila vittime per Covid-19. La Spagna è il secondo Paese per contagi dopo gli Usa: 169.496 casi stando al bilancio fornito ieri dal ministero della Sanità di Madrid.

I dati italiani confermati ieri dalla Protezione Civile parlano invece di 20.465 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 566 decessi. I guariti, in totale, sono 35435. I casi attualmente positivi sono 103616. In isolamento domiciliare 72333 persone, mentre 28023 sono ricoverate con sintomi (+176). I pazienti in terapia intensiva sono 3260: il numero continua a calare (-83).

In controtendenza la Lombardia dove aumentano i contagi (+1.262) e i morti (+280) più che nel resto d’Italia. Occhi puntati sulla città di Milano, dove il dato dei contagi è aumentato di 296 casi in un giorno.

Purtroppo i decessi in Italia sono dunque ancora troppi, anche se il dato di ieri (566 in 24 ore) “va riferito ai contagi pregressi” ha chiarito in conferenza stampa il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità e membro del Comitato tecnico scientifico Gianni Rezza. Il punto, ha poi avvertito, è che “siamo ancora nella fase 1, non c’è dubbio. Segnali positivi ci sono ma credo che quello dei decessi sia purtroppo l’ultimo indicatore a diminuire perché il tempo che intercorre tra contagi e decessi è il più lungo”.

Il monito degli esperti è dunque quello di non affrettare i tempi della fase 2. “Non arriveremo a contagi zero e il virus non stopperà purtroppo la sua circolazione. A Wuhan ci sono riusciti prendendo misure incredibili ma ora hanno un effetto ritorno. Da noi c’è una tendenza alla diminuzione. Però il virus continuerà a circolare e dovremmo mettere toppe in continuazione”, ha spiegato ancora Rezza. Per questo, “dobbiamo arrivare preparati alla fase 2, quando andranno individuati immediatamente eventuali focolai, mettendo in campo controlli serrati e più personale”.

Invita alla cautela nelle riaperture il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. “Nella fase due entreremo dal 4 maggio. Dobbiamo ancora mantenere la barra dritta”, avverte il ministro in un’intervista al Corriere della Sera. Ora siamo ancora “nella fase in cui vediamo le prime luci e dobbiamo difendere i risultati raggiunti. Capisco la voglia di uscirne, ma i numeri ci dicono che siamo ancora dentro l`emergenza pertanto “i presidenti che vogliono riaprire se ne assumono la responsabilità”. “Parlare di normalità – prosegue – vuol dire illudere la gente” e se si commette un errore “distruggi settimane di sacrifici di tutti”.

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