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Corte dei Conti: norme su contanti e Pos in Manovra non coerenti con il Pnrr

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La Corte dei Conti frena sulle misure previste dalla Manovra sull’innalzamento del limite per l’uso dei contanti e sui pagamenti elettronici. Viene sottolineato che si tratta di norme che possono “risultare non coerenti con l’obiettivo di contrasto all’evasione fiscale previsto nel Pnrr”.

La Corte dei Conti si è espressa anche sulle modifiche apportate dal governo Meloni al Reddito di Cittadinanza. La distinzione dei percorsi di contrasto della povertà e di inclusione lavorativa nella riforma del reddito di cittadinanza è “necessaria” e “fortemente condivisibile”. Il presidente del coordinamento Sezioni riunite Enrico Flaccadoro ha specificato che la Corte, sin dal decreto istitutivo, ha da un lato sottolineato l’importanza dell’introduzione, anche in Italia, di uno strumento universale di lotta contro la povertà dall’altro, espresso perplessità in merito all’efficacia di un istituto che, volendo rispondere sia ad esigenze di contrasto dell’esclusione sociale che di stimolo dell’occupazione, recava in sé il rischio di affrontare, con un unico schema, problematiche molto diverse”.

Per quanto riguarda le pensioni la Corte dei Conti ha rilevato che servono “regole stabili” non tarate sulle esigenze finanziarie del momento e serve che lo Stato non consideri i pensionati dipendenti “ai quali di volta in volta si decide o di concedere benefici”. “In materia pensionistica – ha detto il presidente – le scelte degli ultimi anni potrebbero dare l’impressione che si stia rinunciando a costruire un sistema previdenziale imperniato su regole stabili, certe, di lunga durata; quasi come se si preferisse intervenire di volta in volta con provvedimenti ad hoc, tarati sulla base di specifiche circostanze e condizionati, spesso e inevitabilmente, dalla congiuntura macro-finanziaria”. E non si contrasti l’idea, ha aggiunto, di “un sistema che considera i pensionati non tanto come assicurati aventi diritto a predeterminate prestazioni calcolate in funzione dei premi versati, quanto piuttosto quasi come “dipendenti” delle Amministrazioni pubbliche ai quali di volta in volta si decide o di concedere benefici”. Secondo la Corte “sarebbe importante che l’annunciato intervento di riforma strutturale dissipasse tali dubbi” e si arrivasse a “regole più stabili e meno soggette a cambiamenti improvvisi” che “potrebbero anche avere effetti benefici sui comportamenti di spesa delle famiglie incidendo sulle aspettative circa il loro reddito disponibile futuro”.

In generale sulla Manovra la Corte dei Conti ha specificato che “oltre ad incidere su alcuni elementi critici dell’attuale quadro economico, in primis i costi dell’energia, nonostante il limitato tempo a disposizione, ha assunto dimensioni rilevanti, superiori a quelle degli ultimi anni”, e consente già dal 2023 “importi significativi senza ricorrere in misura marcata a nuove entrate. Permangono, tuttavia elementi di incertezza sul quadro di finanza pubblica modificato dalla Manovra”. Il presidente ha specificato: “le traiettorie descritte dipendono in misura rilevante da variabili esterne, prima fra tutte il tasso di inflazione, ma anche dai tempi di rientro dell’emergenza energetica. In presenza di tassi di interesse ancora relativamente contenuti, la forte crescita nominale permette la discesa del debito. Ma si tratta appunto di una ‘crescita nominale’. Nonostante la consistente iniezione di risorse europee, la spesa per investimenti stenta a decollare e il Pil effettivo e potenziale cresce a tassi ridotti per tutto il periodo di previsione. La spesa per interessi, sebbene in aumento, è ancora su livelli contenuti. Se le aspettative di un’inflazione elevata dovessero protrarsi anche nel medio-lungo periodo, ciò si ripercuoterebbe sui tassi a cui dovrà essere rinnovato il debito via via in scadenza.

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