Cronache Mondiali: attenti ai giudizi affrettati che spopolano su social e media. L’Osservatorio di storia dello sport
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Da Raffaele Ciccarelli (Storico dello Sport affiliato alla Siss Società italiana di storia dello sport) riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di analisi sui Mondiali 2026.
Quando ci sono grandi manifestazioni sportive è abitudine fare pronostici un po’ su ogni aspetto dell’andamento delle stesse, dal vincitore al tipo di gioco, dalle sorprese ai nuovi campioni. La maggior parte delle volte, però, queste previsioni sono condizionate dal pregiudizio che ognuno si porta dietro. Nel caso dei mondiali in svolgimento nelle Americhe, ad esempio, noi “vogliamo” che le cose non vadano per il meglio, stiamo lì a cercare la minima imperfezione, perché nel nostro animo dobbiamo crearci quella sorta di giustificazione alla nostra assenza, quasi a farla diventare come opzione migliore, una sorta di volpe e l’uva di esopiana memoria, ma resta solo un palliativo e un modo distorto di vedere le cose, perché l’assenza è reale, dolorosa e senza scusanti.
Polemiche fuori luogo. Non sono mancate, ovviamente, le prime polemiche, conseguenti soprattutto al pareggio del Brasile con il Marocco e alla sconfitta della Turchia con l’Australia, tutte verso i CT italiani, Carlo Ancelotti e Vincenzo Montella, ma critiche e pregiudizi dovrebbero essere meno trancianti e più cauti, almeno nei confronti dei sudamericani: i verde oro, infatti, non avevano di fronte un avversario qualsiasi, ma quel Marocco che è stata la prima nazionale africana a iscrivere il proprio nome nel quartetto mondiale a Qatar 2022, ed è campione d’Africa in carica, questo con beneficio d’inventario dopo il caos nella finale con il Senegal. Più sorprendente, perciò, la sconfitta dei turchi, ma Montella conosce la sua squadra e saprà trovare di certo la chiave giusta per porre rimedio.
Non abbiamo ancora imparato la lezione. Riguardo agli errati pronostici, proprio noi italiani, e soprattutto la nostra stampa, sappiamo bene quanto perniciose e affrettate possono essere le critiche non ponderate: dopo Spagna 82 tutti, giornalisti e addetti ai lavori, in pratica, dovettero cospargersi il capo di cenere davanti alla vittoria degli azzurri di Enzo Bearzot, oltre che issarsi impunemente sul carro dei vincitori; allo stesso mondiale spagnolo il futuro presidente federale Antonio Matarrese voleva riportare in Italia a calci nel sedere la nazionale dopo la prima fase, salvo poi salire egli stesso sul medesimo carro, come tutti, quando gli azzurri raggiunsero la finale, e scatenarono l’apoteosi.
I social distorcono la realtà. La fretta e la superficialità restano sempre cattive consigliere in coloro che sono investiti dal dovere di cronaca e critica, i giudizi affrettati dovrebbero essere lasciati ai frequentatori dei social, dovrebbe essere vivo nella memoria collettiva quello che accadde alla Spagna nel 2010, e la stessa Argentina quattro anni fa, che iniziarono con una sconfitta, con la Svizzera i primi, l’Arabia Saudita i secondi, ma il traguardo fu trionfale. Il problema, però, alla fine è proprio questo, che i social hanno annullato il media rappresentato dal professionista dell’informazione, colui che ne certifica la qualità, l’equilibrio e la veridicità, dando voce a tutti, e tirando, purtroppo, nel calderone, anche quelli che dovrebbero garantire l’equità di giudizio.
