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Cronache Mondiali: le “Fantastiche Quattro” analizzate dall’Osservatorio di storia dello sport

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Da Raffaele Ciccarelli (Storico dello Sport affiliato alla Siss Società italiana di storia dello sport) riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di analisi delle due semifinali del Mondiale

Sono occorse cento partite, un mese e mezzo di gare, per designare le quattro nazionali che si contenderanno il titolo di regina del mondo, un numero di partite spropositato che ha indicato semplicemente le squadre pronosticate alla vigilia. La presenza di tre nazionali europee e una sudamericana conferma la centralità del Vecchio Continente nel mondo del pallone, smentendo una volta di più le pretese di gigantismo di Gianni Infantino, evidenziata già agli ottavi, dove si sono qualificate sei squadre europee, una africana e una sudamericana, ribadendo lo scarso livello di tante qualificate, principalmente asiatiche e africane.

Le “Fantastiche Quattro”. Francia e Spagna dall’alto del loro magistero tecnico, l’Inghilterra solida e competitiva, l’Argentina del sempre verde Leo Messi erano le squadre che sembravano, in partenza, maggiormente attrezzate per arrivare fino in fondo, magari con il disturbo di Portogallo, Marocco o della deludente Olanda, e il campo ha confermato il pronostico. Chiaro che poi i percorsi sono stati diversi e non lineari, delle quattro la sola Francia è sembrata nettamente superiore.

La Francia vicecampione del mondo. Il CT Didier Deschamps può contare su giocatori tecnicamente eccellenti, Kylian Mbappé e Michael Olise su tutti, in stato di grazia, oltre i vari Ousmane Dembelé, Bradley Barcola, Desiré Doué, il tutto dimostrando la giusta maturità, servita soprattutto per superare il Paraguay agli ottavi, protagonista di una partita “sporca” e anche provocatoria, mentre con il Marocco, votato al gioco, è stato tutto più facile.

La Spagna campione d’Europa. Ad attendere i transalpini in semifinale c’è la Spagna, in un confronto che si annuncia di alto livello tecnico. Gli iberici, però, pur potendo contare su un’alta qualità di giocatori e sull’estro, in verità abbastanza inespresso finora, di Lamine Yamal, hanno incontrato notevoli difficoltà non riuscendo a esprimersi sui livelli loro riconosciuti. Molta fortuna, infatti, c’è voluta per superare il Portogallo di Cristiano Ronaldo, in ombra e all’ultima recita, e il Belgio di Raul Garcia, vincendo sempre nei finali di gara e sfruttando errori degli avversari. Luis de la Fuente spera, naturalmente, di ritrovare in semifinale maggiore incisività di gioco, ma con i transalpini sarà dura.

L’Inghilterra vicecampione d’Europa. Dopo tante delusioni mondiali, arriva al penultimo atto anche l’Inghilterra, con la speranza di colmare un vuoto che dura da sessant’anni, dall’unica vittoria, in casa, nel 1966. Sofferto anche il cammino degli inglesi che prima devono superare i padroni di casa del Messico al termine di un’autentica battaglia calcistica, poi in rimonta la Norvegia, cui va ascritta una nota di merito, avendo disputato un ottimo mondiale e dimostrando di avere un ottimo impianto di gioco, non basato solo sulla prolificità e la potenza di Erling Haaland.

I punti di forza britannici. Il CT dei Tre Leoni, Thomas Tuchel, deve ringraziare Harry Kane, naturalmente, attaccante veramente universale, ma anche Jude Bellingham, che trova condizione e forma al momento giusto siglando le due doppiette, più il gol di Kane contro i messicani agli ottavi, che valgono la semifinale. Un risultato storico, raggiunto dagli inglesi altre due volte dopo il 1966, l’anno dell’unica vittoria, nel 1990 e nel 2018, e che sperano di migliorare conquistando la finale per bissare quel successo, dato che continua a suonare stonato per coloro che hanno inventato il calcio moderno, regolamentandolo.Troveranno l’Argentina e qui, un po’ come per l’altra semifinale, ma con meno implicazioni storico-politiche, daranno vita a una sfida mai banale e che va oltre il campo stesso.

La grande rivalità tra gli inglesi e l’Argentina campione del mondo in carica. È proprio dal mondiale del 1966, dall’”animals!” gridato da sir Alf Ramsey, CT di quell’Inghilterra, all’indirizzo dei bianco celesti che la rivalità ha raggiunto spesso picchi altissimi, come nel 1986, giusto quarant’anni fa, quando l’incrocio vide protagonista Diego Armando Maradona, prima con la “mano de dios”, poi con il “gol del secolo”, visti anche come vendetta della guerra delle Falkland-Malvinas, che almeno ebbe il pregio di segnare la fine della cruenta Dittatura dei Generali nel paese sudamericano.

Tra storia e attualità. Implicazioni storiche, suggestioni, che non tolgono valore tecnico a un match che si annuncia spettacolare, tra la voglia di Leo Messi e compagni di raggiungere di nuovo la finale, e quella di Kane e compagni di regalare un sogno a una nazione che aspetta da tanto, forse troppo, tempo. I sudamericani, per la verità, hanno faticato tanto, pur avendo avuto, sulla carta, un cammino più agevole, non senza polemiche hanno superato prima l’Egitto agli ottavi rimontando dal doppio svantaggio, poi la Svizzera rimasta in dieci ai supplementari, facendo in qualche caso, volontariamente o meno, affidamento alla Dea Bendata: sappiamo bene che la fortuna fa parte del gioco, vedremo se e quanto durerà per Argentina, e anche Spagna, nel frattempo mettiamoci comodi e godiamoci questo incrocio tra le Fantastiche Quattro.

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