Doping, New York Times: la Russia ammette il complotto ma nega il coinvolgimento del Cremlino

Per la prima volta la Russia ha ammesso “uno dei maggiori complotti nella storia dello sport: un’operazione di doping vasta sugli atleti russi”(mille atleti in 30 discipline), che non ha riguardato solo le Olimpiadi invernali di Sochi nel 2014 ma anche altre edizioni dei Giochi, estivi e invernali. A riportarlo è il New York Times che cita interviste con funzionari russi .Tuttavia, secondo il quotidiano americano, Mosca riconosce che il sistema portato a galla dal rapporto della Wada è stato “una cospirazione” ma respinge l’idea che dietro ci sia direttamente la mano del Cremlino. Alcuni funzionari inoltre fanno capire di essere convinti che le nazioni occidentali abbiano goduto del favore delle autorità sportive globali, cosa che sembra fare loro da giustificazione alle azioni con cui la Russia avrebbe barato.

Stando al New York Times, l’apertura della Russia potrebbe essere legata a motivi relativi alla reputazione internazionale – oltre a quelli economici – alimentata dal desiderio di riconciliazione con le autorità; la nazione deve di fatto fare un “mea culpa” prima di potere tornare a ospitare competizioni olimpiche e prima di essere nuovamente ritenuta idonea a condurre test anti-doping.

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