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Emanuela Orlandi 41 anni dopo, il fratello Pietro: “Papa Francesco continua a non fare nulla”

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Il 22 giugno prossimo saranno 41 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi. E mentre prosegue il lavoro della Commissione Parlamentare d’inchiesta, se ne è parlato a “Crimini e Criminologia” su Cusano Italia TV. Sono intervenuti Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò. Pietro Orlandi ha presentato il sit-in in programma quest’anno dicendo: “Vi aspetto tutti sabato 22 giugno dalle 18 alle 20 in Piazza Cavour a Roma; per l’ennesima volta purtroppo mi hanno negato di farlo in piazza Sant’Apollinare. Lo slogan di quest’anno è ‘la verità è luce e nessuno di noi rimarrà invisibile’. Ci tengo a dire che questa frase è di Patrizia mia moglie. Una frase che mi è piaciuta molto perché io ho sempre detto che Emanuela dev’essere la voce di tutte quelle ragazze che non hanno voce, per questo motivo nel disegno della locandina sono raffigurate tante ragazze che rimangono nell’oscurità perchè nessuno le prende in considerazione, i media non le seguono e gli inquirenti non fanno nulla. Spero che anche quest’anno al sit-in per ricordare Emanuela venga come sempre tanta gente da ogni parte d’Italia e del mondo. Questa enorme solidarietà continua a darci un’energia grandissima; non ci hanno mai fatto sentire soli”.

Le parole di Pietro Orlandi sull’inchiesta del Vaticano. Su questo punto, il fratello di Emanuela Orlandi ha detto: “Purtroppo, ribadisco, l’inchiesta aperta dal Vaticano è una farsa. E mi dispiace che Papa Francesco da Capo di Stato continui a non fare nulla. Il 25 giugno 2023 pregò per Emanuela durante l’Angelus, nella sua autobiografia ‘Life’ ha scritto ‘su Emanuela Orlandi emerga la verità con l’inchiesta aperta in Vaticano’, ma non si può limitare a dire certe cose senza poi andare fino in fondo. Bergoglio l’inchiesta su Emanuela Orlandi l’ha aperta un anno e mezzo fa ormai, l’ha messa in mano al Procuratore di Giustizia vaticano Alessandro Diddi, allora perché non ha mai provato a chiedere a Diddi come vanno le cose? Come mai il Santo Padre non si rende conto che Diddi sta facendo il contrario di quello che gli ha chiesto lui? Ecco queste cose non riesco a comprenderle e non riesco a comprendere l’atteggiamento del Papa”.

Pietro Orlandi inoltre si è detto insoddisfatto del lavoro svolto fino a oggi dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta. In tal senso il fratello della ‘Vatican Girl’ ha dichiarato: “Giovedi 20 giugno la Commissione sentirà Alessandra Cannata e Laura Casagrande, allieve della scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, frequentata da mia sorella, e Cristina Franzé, amica di Emanuela. Va bene per carità, è importante anche ascoltare le amichette di mia sorella, ma, secondo me sarebbe stato più utile ascoltare per primi il comandante della gendarmeria vaticana Gianni e il suo vice Alessandrini che anni fa ebbero uno strano incontro e dissero cose particolari a Giancarlo Capaldo, all’epoca magistrato titolare dell’inchiesta. Capaldo disse ai due ‘la famiglia Orlandi vuole sapere se Emanuela è viva o morta’. Successivamente, i due della Gendarmeria vaticana alla richiesta del magistrato di avere almeno i resti di Emanuela risposero ‘va bene purché la procura imbastisca una storia verosimile che tolga qualunque dubbio di responsabilità al Vaticano’. E Capaldo fece una dichiarazione all’ANSA dicendo ‘ci sono personalità in Vaticano ancora in vita che sono a conoscenza di tutto’. Ora voglio dire, più di questa ammissione di essere a conoscenza dei fatti cosa serve per dimostrare che in Vaticano sanno che fine ha fatto Emanuela?”.

Un invito alla Commissione Parlamentare. Pietro Orlandi ha aggiunto: “Invito la Commissione parlamentare a convocare presto lo stesso Capaldo, ma anche Francesca Immacolata Chaouqui, monsignor Balda, l’ex segretario del cardinal Poletti, il cardinal Ruini e l’alto ufficiale dei carabinieri di stanza al SISDE che dopo il rapimento di mia sorella si piazzò in casa nostra insieme all’agente dei servizi segreti Giulio Gangi, morto di recente. Queste persone sanno sicuramente come andarono le cose. E comunque, personalmente resto convinto che Emanuela fu portata a Londra e lasciata lì, quello che è successo dopo non lo so, ma io credo al fatto che fino al 1997 c’è stata questa situazione”.

Sempre davanti a microfoni e telecamere di Cusano Italia TV, ha parlato l’avvocato Laura Sgrò. Il legale della famiglia Orlandi ha detto: “Lancio un appello alla Commissione Parlamentare d’inchiesta affinchè mi convochino presto perché intendo dare il mio attivo e fattivo contributo. Vi rivelo una cosa: spesso nei cold case il nome dell’assassino si trova nelle carte, qui però noi abbiamo un problema grande e cioè che una parte delle carte manca. In pratica, noi facemmo richiesta per andare in archivio e visionare tutto il materiale consultabile. Ma, quando con Pietro siamo andati in archivio non abbiamo trovato niente perché era stato portato via tutto. Trovammo solo la polvere dei tantissimi fascicoli che erano stati portati via”.

 

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