26 Settembre 2020

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Fase 2, Gimbe frena sulla riapertura di 3 regioni e accusa la Lombardia di “magheggi sui numeri”

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Mentre scienziati e amministratori si dividono sulle iniziative del governo in vista del 3 giugno, in attesa degli ultimi dati che saranno diffusi il 29 maggio e sui quali si baserà la decisione del ministro della salute, Roberto Speranza, del comitato tecnico scientifico e del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, c’è chi frena sulla riapertura di Lombardia, Liguria e Piemonte, definendola prematura. Si tratta della Fondazione Gimbe, che studia in maniera indipendente i dati relativi alla pandemia di coronavirus fin dalla sua comparsa in Italia.

Diversi gli elementi che hanno portato a dire che, in queste aree del Paese, la curva del contagio è tutt’altro che sotto controllo: “In queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici”. L’incidenza per 100mila abitanti, quando  la media nazionale è 32, in Lombardia il dato è infatti di 96, in Liguria di 76 e in Piemonte di 63.

Il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta, ha parlato di “magheggi sui numeri” in Lombardia, scatenando la replica della Regione: “Parole gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero”. In Lombardia “i dati sono pubblicati in modo trasparente. Nessuno, a partire dall’Iss, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. E’ inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le pronunciate”, si legge in una nota.

Gimbe ha inoltre segnalato che i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di cinque giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone.