Femminicidio: ‘da DONNA a DONNA tour’, intervista alla senatrice Cinzia Leone
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Arriva domani, sabato 26 ottobre, a Milano ‘da DONNA a DONNA tour’, un incontro/dibattito sul femminicidio e sulla violenza sulle donne. L’appuntamento è alle 16:00, presso la Sala Consiliare Galli in via Sansovino, 9 e sarà l’occasione per affrontare un tema tanto delicato quanto attuale in tutta Italia.
“Parlare di quello che succede, promuovere eventi di questo tipo, capaci di creare dibattito e aumentare la conoscenza e la consapevolezza degli strumenti a disposizione delle donne vittime di violenza, soprattutto dopo l’approvazione del Codice Rosso, è l’unico modo per evitare che queste tragedie si ripetano”, spiega la senatrice del M5S Cinzia Leone, vicepresidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio.
Ed è proprio questo l’obiettivo del ‘da DONNA a DONNA tour’ che, dopo le prime tappe in Sicilia, arriva a Milano per poi attraversare nei prossimi mesi tutta l’Italia.
Abbiamo intervistato proprio la senatrice Cinzia Leone a cui abbiamo chiesto:
Sono anni che si parla di femminicidio e violenza sulle donne, con dati ancora aleatori perché non esiste un vero e proprio monitoraggio. Da altrettanti anni si chiedono a gran voce provvedimenti e più tutele, in questo senso il governo come è orientato? E quali pensa che siano per una donna vittima di abusi, i principali ostacoli alla denuncia?
E’ vero che sono anni che si parla di femminicidio e di violenza di genere, ma quasi sempre se ne è parlato male e comunque in modo inadeguato, spesso rincorrendo un facile sensazionalismo e focalizzando l’ attenzione sugli aspetti truci o pruriginosi e trascurando la reale entità del problema culturale che ne è alla base. Il lavoro che intende svolgere questa commissione è proprio quello di fornirsi degli strumenti adeguati e al contempo raccogliere le energie intellettuali e umane già presenti nelle nostre università e nelle scuole; e non solo queste, durante le inchieste ho conosciuto personalmente agenti di polizia, magistrati, avvocati e membri di associazioni che hanno maturato competenze specifiche in materia e che vanno, senz’altro e al più presto, socializzate.
E’ perciò errato dire che il monitoraggio non c’è, sarebbe ingiusto e irrispettoso per il lavoro che hanno svolto e svolgono le centinaia di persone che sono preposte a questo e che spesso hanno agito in assoluta solitudine , a tal proposito vorrei ricordare che durante la recente ispezione fatta dalla Commissione a Palermo è venuto fuori un altro dato inquietante che è la gestione dei fondi non sempre adeguata/limpida. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che il fenomeno della violenza di genere è stato a lungo e in buona parte sommerso e perciò poco conosciuto; oggi, anche grazie alle tutele che sono state preposte cominciano ad emergere sempre più casi e molte donne hanno trovato il coraggio della denuncia.
La crescita di consapevolezza di essere vittima di violenza da parte delle donne è cresciuta enormemente in questi ultimi tempi, prima si soffriva in silenzio ed era frequente la rivittimizzazione ad opera dei media, che creava attorno alla vittima un alone di disapprovazione e di disappunto , quasi un invito all’omertà. Comprendete bene che finché stavano cosi le cose ciò non incoraggiava le donne alla denuncia , ma addirittura neanche alla confidenza con le amiche
A mano a mano che acquisiamo dati più dettagliati approntiamo strategie più mirate, ma soprattutto il fatto di inquadrare il fenomeno come un problema culturale complesso . Pertanto non si possono non coinvolgere le principali agenzie educative, in primis l’Università, ma anche le scuole che in solitudine hanno svolto un lavoro eccellente semplicemente perché poste davanti alla necessità di dare una risposta ai bisogni territoriali.
A livello legislativo c’è ancora molto da fare, quali sono le sue proposte?
In questa prima fase per rispondere allo stato di urgenza è stato licenziato il codice rosso, in cui prevale l’aspetto repressivo lo ammetto, ma già all’interno di quel provvedimento sono suggerite le direttive su cui si intende procedere. La prevenzione per il tramite dell’ educazione; la detenzione per gli uomini maltrattanti non sarà più un periodo di tempo inutilizzato, ma sarà un momento in cui personale specializzato potrà intervenire in modo adeguato; parallelamente nelle scuole stiamo tentando di introdurre moduli specifici di educazione emozionale. Siamo sicure che ciò darà i suoi frutti nel medio e nel lungo termine. Non si comprende perché fin da piccoli si insegna a leggere e a scrivere a disegnare o ad eseguire pezzi musicali e non a gestire le proprie emozioni , indispensabile per la vita relazionale. Un’ alfabetizzazione emozionale non sporadica o affidata alla buona volontà del singolo insegnante, ma qualcosa di strutturato e confortato dal supporto scientifico
Quali pensa che siano per una donna vittima di abusi, i principali ostacoli alla denuncia?
Molte donne non hanno consapevolezza di essere vittime di violenza, perché la violenza fisica è quella più evidente e giunge solo alla fine, sono le altre forme di violenza ad essere più sottili e subdole, mi riferisco soprattutto a quella psicologica e a quella economica. Molte donne sono state ” educate” a subire perché lo hanno appreso dalle nonne e dalle mamme, per loro mettersi da parte e sacrificare le proprie aspirazioni diventa un fatto naturale, devono perciò rinnegare se stesse pur di fare funzionare la famiglia, e ogni loro richiesta di autonomia diventa una bizzarria e un capriccio. Non dimentichiamo che fino a poco tempo fa le donne troppo libere finivano nei manicomi e trattate con l’ elettroshock.
La violenza economica è ciò che rende le donne serve e le pone alla totale mercé degli uomini e sicuramente in una posizione subalterna. Quando le viene affidato il portafoglio di famiglia e’ solo un modo illusorio e apparente perché i desideri da realizzare sono sempre quelli dell’ uomo, è solo la tesoriera di casa ma non ha un reale potere decisionale. Per questo le pari opportunità devono fare quanto possibile per attuare politiche di equità di genere e ridurre il gap tra i sessi
Saranno presenti al convegno:
– Senatrice Cinzia Leone – Vicepresidente della Commissione di inchiesta sul
femminicidio;
– Senatrice Simona Nocerino – Commissione Lavoro pubblico e privato, previdenza
sociale;
– Senatore Francesco Laforgia – Commissione di inchiesta sul femminicidio;
– Diana De Marchi – Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano;
– Avv. Francesca Garisto – Avvocato, vicepresidente Associazione CADMI;
– Dott. Francesco Papa – Maresciallo dei Carabinieri, Caserma di Milano Rogoredo;
– Prof.ssa Rita Parsi – Presidente della “Fondazione della Pace e Movimento Bambino
Onlus”, già membro del Comitato Onu per i diritti dei fanciulli/e.
