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Fitch conferma il rating dell’Italia a “BBB+”: premiata la stabilità politica, ma il debito resta un problema

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Buone notizie per i conti pubblici del nostro paese. Ieri sera, l’agenzia internazionale Fitch ha confermato il rating dell’Italia a “BBB+“, con outlook stabile (cioè prospettive che, secondo l’agenzia, non dovrebbero cambiare nel breve periodo). È il secondo giudizio dell’anno, dopo quello già positivo di marzo.

Cosa valuta, in sostanza, questo rating? E’una sorta di “voto di affidabilità” che alcune agenzie specializzate assegnano ai Paesi. Indica agli investitori quanto è sicuro puntare su uno Stato comprandone i titoli di debito, nel caso italiano, i BTP. Più alto è il voto, più il Paese è considerato affidabile e più bassi sono gli interessi che deve pagare per farsi prestare denaro. Un buon rating, quindi, non è un dato astratto: si traduce in risparmi concreti per lo Stato e, a cascata, in condizioni migliori anche per famiglie e imprese.

Il “BBB+” colloca l’Italia in una fascia di sostanziale solidità, pur non tra le eccellenze. A pesare positivamente sul giudizio, spiega Fitch, è soprattutto la stabilità politica: nella sua nota l’agenzia sottolinea come l’attuale governo guidato da Giorgia Meloni detenga “il record di longevità dalla fine della Seconda guerra mondiale”, un elemento che rassicura gli investitori sulla continuità politica. Altri elementi positivi l’ottimo andamento del mercato del lavoro, occupazione in crescita, e un’economia definita ampia e diversificata.

Non mancano però le note più critiche. Il principale campanello d’allarme resta il debito pubblico, che Fitch definisce “molto elevato” e che rappresenta il vero freno del rating: secondo le stime toccherà il suo picco al 138,2% del PIL nel 2026, per poi iniziare a scendere gradualmente dal 2027. Anche sulla crescita, le previsioni sono modeste: PIL che aumenta mediamente dello o,8% annuo nel triennio 2026-2028, mentre il deficit (la differenza tra ciò che lo Stato spende e ciò che incassa) dovrebbe fermarsi al 2,9% nel 2026, un dato comunque migliore della media dei Paesi con rating simile.

Un altro elemento politico è poi sotto la lente di ingrandimento di Fitch: le elezioni del 2027. L’agenzia segnala un “quadro politico frammentato”, con la crescita di nuovi partiti che potrebbe complicare la formazione di future coalizioni di governo, e cita la riforma della legge elettorale attualmente in discussione in Parlamento come elemento rilevante.

Il verdetto di Fitch non è isolato: fa parte di un fitto calendario di valutazioni. Nelle prossime settimane altre grandi agenzie si esprimeranno sull’Italia, Moody’s il 25 settembre e S&P il 13 novembre, per completare la “pagella” dei conti pubblici italiani del 2026.

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