09/05/2021

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Gelo sulla rotta Usa-Russia: Biden definisce Putin ‘assassino’ e Mosca richiama l’ambasciatore

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Fa freddo, anzi gelo, sulla rotta Usa-Russia sui cui spirano nuovi venti di guerra fredda. Il presidente americano Joe Biden senza grandi colpi di scena sta invertendo la rotta del suo predecessore Donald Trump e senza mezzi termini in un’intervista alla Abc ha accusato Vladimir Putin di essere un “assassino” che “pagherà un prezzo” per le sue interferenze nelle elezioni americane.

Mosca non fa attendere molto la sua reazione e richiama immediatamente ‘per consultazioni’ l’ambasciatore russo a Washington Anatoli Antonov. Al centro delle ‘consultazioni’, il futuro delle relazioni con gli Usa, anche se dal Cremlino assicurano di voler evitare un ” degrado irreversibile”. “Per noi l’essenziale è determinare quali possano essere i mezzi per correggere le relazioni russo-americane, che sono in uno stato difficile e che Washington ha portato ad una impasse negli ultimi anni”, ha spiegato il ministero degli Esteri di Mosca, auspicando che “gli americani siano coscienti dei rischi”. Un’escalation che rievoca tempi di guerra fredda.

A generare la dichiarazione di Biden sono stati glia affondi dell’ l’anchor George Stephanopoulos che, gli ha chiesto a bruciapelo: “Lei conosce Vladimir Putin. Pensa che sia un killer?”. Il conduttore ponendo la domanda, si riferiva ai sospetti che sei sono susseguiti negli anni, sul ruolo di Putin nell’’eliminazione’ di vari oppositori, l’ultimo dei quali Alexey Navalny, sopravvissuto ad un tentativo di avvelenamento.

Biden ha risposto senza esitare: “Lo penso”. Poche ore prima dell’intervista l’intelligence americana, aveva diffuso un rapporto secondo cui il leader del Cremlino, autorizzò le operazioni degli 007 russi, per denigrarlo durante la campagna elettorale e aiutare il suo rivale Donald Trump. Biden ha poi ricordato che nel suo colloquio telefonico a fine gennaio aveva già ammonito Putin su una possibile risposta americana per le interferenze nel voto, per i cyber attacchi e per le presunte taglie sull’uccisione di soldati americani in Afghanistan.

Altro fronte caldo resta l’Afghanistan: durante l’intervista l’inquilino della Casa Bianca ha sollevato sull’accordo negoziato da Trump con i talebani e sulla data del primo maggio per il ritiro delle truppe Usa dal Paese, facendo trapelare un ripensamento. Ma i talebani hanno già minacciato ‘conseguenze’ se i soldati statunitensi non se ne andranno entro la data stabilita.

Nessuno sconto per Pechino. Gli Usa hanno infatti esteso le sanzioni a 24 dirigenti cinesi e della sicurezza a Hong Kong, per l’ulteriore stretta sull’ex colonia britannica, vietando alle banche straniere di fare affari con loro. Una mossa che arriva alla vigilia del primo incontro di alto livello con la Cina in Alaska. Oggi il segretario di Stato Antony Blinken, insieme al consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, incontrerà i capi della diplomazia cinese.