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Giovanni Malagò nuovo presidente della Federcalcio: l’analisi dell’Osservatorio di storia dello sport

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Da Raffaele Ciccarelli (Storico dello Sport affiliato alla Siss Società italiana di storia dello sport) riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo sull’elezione di Giovanni Malagò a presidente della FIGC.

Nel bel mezzo di un mondiale che sta concludendo la sua prima fase a gironi per avviarsi a quella, di certo più avvincente, a eliminazione diretta, quello stesso mondiale la cui mancata qualificazione della Nazionale ha indotto un vuoto di potere conseguente alle dimissioni di Gabriele Gravina, oggi vede quel vuoto colmato con l’elezione al soglio federale di Giovanni Malagò. Un esito scontato, come già si era capito durante tutto il viaggio che ha portato a queste elezioni e come dimostra il 68,58% di voti che lo hanno sancito, poche possibilità aveva il suo antagonista, Giancarlo Abete il quale, pur di fronte all’evidenza, ha mantenuto la sua candidatura, perché per l’elezione a presidente federale è importante capire il gioco delle parti, capire chi si è schierato con chi, per poi cavalcare quella percentuale in una eventuale opera di opposizione, che nel suo caso consta del 29,17% dei voti, in pratica la componente Dilettanti.

Il precedente storico. È dall’ultimo periodo di Franco Carraro, negli anni che vanno dal 2001 al 2006, che presidente della Figc non avevamo un personaggio che è stato anche presidente del Coni, Commissari Straordinari a parte, e in questo periodo abbiamo avuto lo stesso Abete, Carlo Tavecchio e ultimo Gravina. La ricorrenza del nome di Abete fa già capire che, in generale, in queste situazioni difficilmente ci troviamo di fronte al nuovo che avanza, troppo care e ambite quelle poltrone perché una volta raggiunte non si faccia in modo di mantenerle, in un modo o nell’altro. Se poi in tutto questo si riesce ad aiutare il movimento bene, altrimenti pazienza. L’elezione di Malagò non si discosta molto da questo quadro, anche se arriva dal Coni, è noto che la sua candidatura è stata maggiormente caldeggiata dalla Lega di Serie A, e questo ci lascia già perplessi sui suoi margini di manovra, visto che i presidenti della Serie A sono noti per guardare soprattutto al loro orticello e meno agli interessi comuni.

Perché, tra l’altro, il punto principale resta proprio questo: indipendentemente dai nomi e dalle persone, che potere decisionale avrà il presidente federale? Difficile pensare di poter attuare qualche riforma, magari anche antipatica al sistema, ma utile, se non ci si assicura di avere il giusto spazio di manovra e non solo veti continui. C’è anche da dire che bisogna capire l’intesa che saprà sviluppare il neo presidente con la politica, e qui già si parte in difficoltà, note sono le divergenze con il ministro dello Sport Andrea Abodi, per cui perplessità anche su questo fronte. Dubbi tanti, in un sistema che candidando, alla fine, solo Malagò e Abete ha perso l’ennesima occasione di aprirsi al nuovo, ha mostrato di non avere la maturità per proporre personaggi e idee nuove, ma solo un riciclo, con i problemi che, implacabili, restano sempre lì, essendo magari quegli stessi personaggi la causa dei problemi. Un’ultima domanda: se tutto questo è stato provocato dalla mancata qualificazione ai mondiali della nostra Nazionale, e se Malagò è stato proposto soprattutto dalla Lega di Serie A che vede l’Azzurro come fumo negli occhi, che speranze ci sono che si operi affinché l’Italia sia messa in condizione di poter ritornare alla fase finale di un Mondiale?

 

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