Guerra Usa-Iran, Trump allunga i tempi del conflitto: “Almeno altre 3 settimane”. I Pasdaran: “Uccideremo Netanyahu”
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Aveva detto che sarebbe terminata a stretto giro e invece Donald Trump allunga i tempi della guerra in Iran. Il capo della Casa Bianca, nella sua ultima valutazione, ha fatto sapere di “non essere ancora pronto a fare un accordo con Teheran”, perché “i termini non sono ancora abbastanza buoni”. Dello stesso avviso è Israele, che prevede almeno altre tre settimane, perché restano da colpire ancora “migliaia di obiettivi”. Il regime degli ayatollah, seppur indebolito, sta dunque dimostrando capacità di resistenza, come dimostrano i continui attacchi nel Golfo e il persistente blocco di Hormuz. Nello specifico, il governo di Teheran “non vede alcuna ragione di negoziare”, mentre i Pasdaran hanno sfidato Benjamin Netanyahu e hanno promesso di ucciderlo.
I tempi restano dunque un’incognita. L’unica certezza per il presidente americano è quella di impedire agli ayatollah di dotarsi di un’arma nucleare. La forza armata nemica sembra comunque resistere bene tanto da essere ancora in grado di lanciare missili e droni su Israele e sui Paesi del Golfo, tanto che è stata colpita anche la base in Kuwait che ospita mezzi e militari americani e italiani. L’ordigno ha colpito un capannone dove si trovava un velivolo a pilotaggio remoto della task force air italiana che è stato distrutto. Al momento dell’attacco, si apprende da fonti dello Stato Maggiore della Difesa, tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto.
Dal punto di vista strategico, Trump sembra esprimere incertezza. Non avendo ancora deciso con chiarezza come procedere, ha sicuramente chiesto assistenza militare ad altri Paesi, inclusa la Cina, senza tuttavia ricevere risposte concrete. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le due opzioni al momento sul tavolo sono due: uso più intenso della potenza aerea per colpire le postazioni di lancio iraniane, oppure l’impiego di truppe di terra per prendere il controllo del territorio intorno al canale. La linea anti-negoziato dell’Iran è stata confermata dal capo della diplomazia: “Avevamo colloqui in corso quando hanno deciso di attaccarci ed è la seconda volta che succede”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in riferimento ai raid Usa di giugno. “Questa guerra finirà quando saremo certi che non si ripeterà”, ha concluso.
