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Il decreto Intercettazioni è legge: la Camera approva con 246 «sì». Ecco cosa cambia

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Il decreto sulle intercettazioni diventa legge. Quando mancano 48 ore al suo scadere, dalla Camera arriva il via libera con 246 voti favorevoli e 169 voti contrari. Lo scorso martedì, sul provvedimento, il governo aveva chiesto e incassato la fiducia – tra le polemiche – con 304 voti a favore, 226 contrari e un astenuto.

Le aspre critiche dall’opposizione sono sfociate in un momento di tregua in cambio dell’approvazione rapida del decreto sul coronavirus. La quadra è stata raggiunta anche con l’intervento del presidente della Camera Roberto Fico che ha suggerito il compromesso sui tempi in questa fase di emergenza per il Covid-19. La riforma delle intercettazioni sarà dunque operativa a partire dal prossimo promo maggio, così che le procure abbiano il tempo di adeguarsi dotandosi dei nuovi strumenti, come – per esempio – l’archivio digitale delle intercettazioni.

“La legge appena approvata potenzia le intercettazioni come strumento di indagine ma al contempo garantisce una difesa solida della privacy – commenta il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, presente in Aula al momento dell’approvazione -. È stato trovato un buon punto d’equilibrio per cui ringrazio tutte le forze di maggioranza”.

Tra i ranghi dell’opposizione, resta fortemente ostile Forza Italia che definisce il provvedimento “liberticida”. La contrarietà riguarda soprattutto le norme sull’uso del trojan, il captatore informatico che si introduce negli smartphone e negli altri dispositivi mobili per catturare le conversazioni. Il decreto appena divenuto legge è andato a modificare la riforma Orlando del 2017, ed esclude anche l’incriminazione del giornalista che pubblica le intercettazioni.

Tra le principali novità della riforma, sarà il pubblico ministero – e non più la polizia giudiziaria – a individuare e valutare quali colloqui siano rilevanti o meno ai fini delle indagini. Il magistrato deve però fare attenzione a che nei verbali non compaiano espressioni che ledono la reputazione di singole persone o anche dati personali, “salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini”. Il pm depositerà le registrazioni entro 5 giorni a partire dai quali gli avvocati difensori potranno esaminarle insieme agli atti.

L’uso dei Trojan è consentito per i reati contro la pubblica amministrazione commessi dai pubblici ufficiali e dagli incaricati di pubblico servizio, reati che saranno puniti con la reclusione oltre 5 anni. Via libera alle intercettazioni anche nei luoghi di privata dimora “previa indicazione delle ragioni che ne giustificano l’utilizzo”, come già previsto dalla Spazzacorrotti per i pubblici ufficiali.

In caso di intercettazioni “indispensabili” e “rilevanti” per l’accertamento di reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza e di reati di particolare gravità (indicati all’articolo 266 del codice di procedura penale), le stesse intercettazioni possono essere usate in procedimenti diversi da quello per cui sono state disposte in origine. Requisito necessario resta quello della “indispensabilità”, anche per le intercettazioni fatte con il trojan.

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