24 Gennaio 2021

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Il ministro Boccia dice ‘NO’ ad un passaporto sanitario per spostarsi tra le Regioni

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Con l’avvicinarsi del 3 giugno, data in cui potrebbero finalmente essere riaperti i confini regionali, il ministro Francesco Boccia, respinge l’idea di un passaporto sanitario lanciata da alcune Regioni. “Rileggete l’articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone” ha detto in audizione alla Camera. “E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono” ha concluso il ministro in audizione alla Commissione Federalismo fiscale della Camera.

Boccia, insomma, esclude una mobilità differenziata a livello regionale: ” Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all’altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti”.

Poi sugli interventi a favore delle Regioni, chiarisce: “Il fondo di riparto è di un miliardo e mezzo e il governo non lo considera esaustivo. Nessuna regione italiana è in grado di dire oggi a quanto ammontano le minori entrate”. E aggiunge: “A giugno il governo e il parlamento avranno i dati reali di questa prima fase. Vedremo quanto copriamo con questo miliardo e mezzo. Sarà inevitabile fare un altro intervento”.

Una polemica – quella sul passaporto sanitario – che ieri ha visto il botta e risposta tra il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il governatore della Sardegna Christian Solinas, che chiede un patentino immunitario per i turisti lombardi in arrivo sulle spiagge dell’isola (anche se a lanciare per primo la proposta è stato il siciliano Nello Musumeci). Il primo cittadino di Milano è arrivato a dire: “Quando deciderò dove andare per un weekend o per una vacanza, me ne ricorderò”.

Il presidente del Veneto Luca Zaia intervenuto nella querelle, si è detto favorevole alle riaperture, senza fare distinzioni, anche perché “non è che il virus si fermi a Sirmione o a Peschiera…”. Il presidente, tuttavia, ha spiegato di comprendere le paure espresse, tra gli altri, dal suo omologo sardo, Christian Solinas, che più volte ha detto che vorrebbe introdurre l’obbligatorietà del tampone per la ricerca del Covid-19 per chi arriva sull’isola: “Parlare è facile ma una responsabilità non si prende alla leggera. Però, nessuno può uscirne come un untore. Mi metto nei panni di un lombardo, non troverei corretto che qualcuno mi trattasse da agente di contagio” ha poi precisato Zaia.