Il Papa nel quartiere povero di Nairobi: diritto alla terra, alla casa e al lavoro

Continua il viaggio del Papa in Africa. Oggi è l’ultimo giorno in Kenya, poi si sposterà nel pomeriggio in Uganda, non prima però dell’incontro a porte chiuse con i vescovi kenioti e dell’ultima messa nello stadio Kasarani di Nairobi.

Questa mattina Bergoglio è andato a Kangemi, una bidonville ai margini di Nairobi. Lo fa arrivando con l’auto scoperta e passando dalla parte più povera del quartiere. Accolto da applausi e feste, Francesco scende davanti alla piccola chiesa di San Giuseppe lavoratore, ripulita per l’occasione, mentre tutto il resto è coperto dal fango delle piogge di questi giorni.

«Qui mi sento a casa» ha detto il pontefice arrivando. Ha poi aggiunto: «Grazie di avermi accolto nel vostro quartiere. Sono qui perché voglio che sappiate che le vostre gioie e speranze, le vostre angosce e i vostri dolori non mi sono indifferenti. Conosco le difficoltà che incontrate giorno per giorno. Come possiamo non denunciare le ingiustizie subite?»

Il Papa nel suo discorso a Kangemi denuncia duramente le condizioni di degrado che questo quartiere è costretto a subire. Il pontefice parla della mancanza di accesso alle infrastrutture e servizi di base, e specifica: «Mi riferisco a bagni, fognature, scarichi, raccolta dei rifiuti, luce, strade, ma anche scuole, ospedali, centri ricreativi e sportivi, laboratori artistici. Voglio riferirmi in particolare all’acqua potabile. L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità».

Bergoglio punta il dito contro la criminalità organizzata: «Questo contesto di indifferenza e ostilità, di cui soffrono i quartieri popolari, si aggrava quando la violenza si diffonde e le organizzazioni criminali, al servizio di interessi economici o politici, utilizzano i bambini e i giovani come carne da cannone per i loro affari insanguinati.» E prosegue: «Chiedo a Dio che le autorità prendano insieme a voi la strada dell’inclusione sociale, dell’istruzione, dello sport, dell’azione comunitaria e della tutela delle famiglie, perché questa è l’unica garanzia di una pace giusta, vera e duratura»

Infine Francesco dichiara che bisogna andare oltre i discorsi e la dichiarazione dei diritti, che poi alla fine non sono rispettati e “attuare azioni sistematiche che migliorino l’habitat popolare e progettare nuove urbanizzazioni di qualità per ospitare le generazioni future.” Per il papa degli ultimi “il debito ambientale con i poveri delle città si paga concretizzando il sacro diritto alla terra, alla casa e al lavoro – le tre “t”: tierra, techo, trabajo -. Non è filantropia, è un dovere di tutti”.

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