In Italia cresce l’occupazione ma non quella delle donne
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Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, rispetto ad aprile del 2023 sono 292mila in più gli occupati in Italia anche se resta critica la situazione dell’occupazione femminile. Secondo i dati Eurostat relativi al IV trimestre 2022, il tasso di occupazione femminile in Italia risulta essere quello più basso tra gli Stati dell’Unione europea, essendo di circa 14 punti percentuali al di sotto della media UE: il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è stato, infatti, pari al 55%, mentre il tasso di occupazione medio UE è stato pari al 69,3%.
Nel Bel Paese si registra inoltre un divario anche nel rapporto tra la popolazione maschile e quella femminile: le donne occupate, infatti, sono circa 9,5 milioni, mentre gli uomini occupati sono circa 13 milioni. Secondo quanto emerge dal dossier “Occupazione femminile” del Servizio studi della Camera, una donna su cinque fuoriesce dal mercato del lavoro a seguito della maternità. Quest’ultimo aspetto riveste una particolare rilevanza in quanto indice della difficoltà per le donne di conciliare esigenze di vita con l’attività lavorativa. La decisione di lasciare il lavoro è infatti determinata per oltre la metà, il 52%, da esigenze di conciliazione e per il 19% da considerazioni economiche. In generale, il divario lavorativo tra uomini e donne è pari al 17,5%, divario che aumenta in presenza di figli ed arriva al 34% in presenza di un figlio minore nella fascia di età 25-54 anni.
L’occupazione femminile è caratterizzata anche da un notevole divario retributivo di genere, nonché dal tipo di lavoro svolto dalle donne. Per quanto riguarda la differenza di retribuzione, secondo gli ultimi dati Eurostat, il gap retributivo medio – ossia la differenza nella retribuzione oraria lorda tra uomini e donne – è pari al 5% (al di sotto della media europea), mentre quello complessivo – ossia la differenza tra il salario annuale medio percepito da donne e uomini – è pari al 43% (al di sopra della media europea, che è invece pari al 36,2%).
