Iran tra elezioni e guerra in Medio Oriente: possibile ballottaggio alle presidenziali
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Iran diviso tra politica interna ed estera. Si sono chiuse a mezzanotte, ora di Teheran, le urne per scegliere il nuovo presidente dopo la morte di Ebrahim Raisi, deceduto in un incidente in elicottero a maggio. I primi risultati dello spoglio vedono in testa il riformista Massoud Pezeshkian, al 42,6%, seguito dal fondamentalista Saeed Jalili, al 38,8% dei voti. A renderlo noto il portavoce del Comando elettorale statale, Mohsen Eslami, citato dall’Irna. E secondo l’agenzia Tasnim, nessuno dei candidati otterrà il 50% dei voti: si andrà quindi molto probabilmente a un ballottaggio il 5 luglio tra Pezeshkian e Jalili.
Le attenzioni dell’ex Persia si spostano anche sulla guerra in Medio Oriente. La rappresentanza iraniana all’Onu, sul social X, scrive che “in caso di attacco israeliano al Libano, l’Iran inizierà una guerra di annientamento contro il regime sionista”. Questa è la ‘minaccia’ di Teheran. Nello stesso post, si legge anche che “è allo studio il pieno coinvolgimento di tutti i fronti della resistenza. Nonostante l’Iran consideri la propaganda del regime sionista sull’intenzione di attaccare il Libano una guerra psicologica, se lanciasse un’aggressione militare su vasta scala, inizierà una guerra di annientamento. Tutte le opzioni, compreso il pieno coinvolgimento di tutti i fronti della Resistenza, sono sul tavolo”.
