Istat: un terzo della popolazione in Italia a rischio povertà o esclusione sociale
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Secondo l’Istat nell’ultima nota mensile, “In Italia prosegue la fase di debolezza dell’attività manifatturiera, accompagnata dal calo degli ordinativi e delle esportazioni”, spiega. Invece “il mercato del lavoro si rafforza”. Quanto all’inflazione, “torna ad aumentare, mantenendosi comunque su ritmi inferiori a quelli dell’area euro”.
Quasi un terzo della popolazione italiana – per l’esattezza 18.136.663 individui (in aumento rispetto all’anno precedente) – corre inoltre il pericolo di raggiungere la soglia di povertà.
Insomma, rimane un miraggio l’obiettivo di Europa 2020, il programma dell’Ue per la crescita e l’occupazione per il decennio in corso, che pone l’accento su uno sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo. Già, perché la povertà nel Vecchio Continente si mantiene stabile, ed è pari al 23,5% della popolazione continentale (118 milioni di persone).
Male soprattutto il Sud, dove il rischio tocca quasi la metà degli individui, ovvero il 46,9%. Soprattutto rispetto al Nord, dove la percentuale si ferma sotto il 20% (19,4%). Mentre, globalmente, nl 2017 l’istituto statale aveva registrato circa 5 milioni e 58 mila gli italiani individui in povertà assoluta (8,4% della popolazione). E anche le condizioni dei minori rimangono critiche: l’incidenza di povertà assoluta tra di essi è pari al 12,1%.
Le disparità regionali quindi restano molto ampie e le donne fortemente penalizzate. “I dati più recenti indicano che la quota di tempo giornaliero dedicato dalle donne al lavoro domestico e di cura non retribuiti è circa 2,6 volte quello degli uomini, era più del triplo nel biennio 2002-2003. Nonostante questo miglioramento, nel 2013-2014 l’Italia presentava il divario di genere più elevato fra tutti i paesi europei con dati disponibili”.
Per quanto riguarda il Commercio: continua la corsa dell’e-commerce, che registra +13,9% a maggio, rispetto all’anno precedente, in controtendenza sia rispetto a quelle dei piccoli negozi (-1,5%) sia a quelle della grande distribuzione non alimentare, ferma a crescita zero.
Solo nel comparto alimentare, meno esposto alla concorrenza di siti e app, c’è una crescita degli scontrini anche per il commercio tradizionale (del 3% per le catene e dell’1,3% per le botteghe). E’ profondo rosso, invece, per i piccoli negozi che vedono prodotti diversi da cibo e bevande (-2,3%).
