24/07/2021

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La Cina respinge le accuse degli Usa e dei suoi alleati sui cyberattacchi a Microsoft: “totalmente infondate e irresponsabili”

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Nuovo capitolo delle tensioni tra Usa e Cina. Pechino infatti rispedisce al mittente le accuse dell’amministrazione a stelle e strisce, dell’Uonie Europea e degli alleati Usa sui massicci attacchi contro i server di Microsoft.

Washington ha rivolto delle accuse formali contro la Cina, che seguono quelle lanciate dall’azienda fondata da Bill Gates e Paul Allen. Pechino, in sostanza, avrebbe ‘collaborato’ con gruppi criminali e di hacker per penetrare nel sistema di posta elettronica Exchange di Microsoft, del colosso di Redmond, molto usata dalle aziende, ma anche da fornitori militari e governi. L’obiettivo dell’hackeraggio sarebbe quello di portare avanti un ricatto attraverso ransomware.

Per rispondere ai cyberattacchi cinesi, l’amministrazione Biden ha mobilitato una coalizione inedita: la denuncia, anche se con toni diversi rispetto al ‘caso Russia’, è stata sottoscritta dalla Nato e dall’Unione Europea, oltre che individualmente da Gran Bretagna, Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda.

Proprio attraverso due distinte note diffuse dalle ambasciate cinesi in Australia e Nuova Zelanda, Pechino ha parlato di accuse “totalmente infondate e irresponsabili”, frutto di “diffamazione dolosa” e ha descritto Washington come “il campione mondiale degli attacchi informatici dannosi”.

Il Segretario di Stato Antony Blinken, forte dell’unione di intenti mostrata dagli Usa e dai paesi alleati, ha affermato senza peli sulla lingua: il governo cinese ha “nutrito un ecosistema di hacker criminali a contratto che portano a termine sia attività sponsorizzate dallo stato che reati per propri guadagni finanziari”. Pirati “in busta paga del Ministry of State Security”, dove sono riuniti i servizi di intelligence e controspionaggio non direttamente dipendenti dall’apparato militare. E che sarebbero costati “ai governi e alle aziende, miliardi di dollari in furti di proprietà intellettuale, ricatti e costi di sicurezza”.