06/05/2021

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La Commissione europea rigetta il programma di bilancio. Cosa rischia l’Italia

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Per la prima volta dal 2013 la Commissione europea ha deciso di rigettare il programma di bilancio di uno Stato membro e chiedere di presentarne uno rivisto.

Secondo le norme comunitarie, ogni anno entro la fine di novembre la Commissione europea deve esprimere dei giudizi sui diversi bilanci nazionali. Roma ha tempo di rivedere la propria posizione entro tre settimane, in tempo cioè per la riunione del 21 novembre prossimo durante la quale i commissari ottempereranno a quell’obbligo. Delle indicazioni importanti arriveranno però, prima, l’8 novembre, quando la Commissione pubblicherà la quarta previsione economica sulla zona euro e su tali numeri si fonderà l’opinione che verrà formulata il 21 novembre. A quel punto la palla passerà ai ministri delle Finanze che si riuniranno il 3 e 4 dicembre a Bruxelles per pronunciarsi appunto sulle opinioni dei commissario.

L’avvio di un eventuale procedimento contro l’Italia sarebbe lungo e composto da più fasi. Innanzitutto la Commissione dovrebbe stilare un nuovo rapporto sull’evoluzione del debito. A quel punto invierebbe una raccomandazione al Consiglio europeo chiedendo l’apertura della procedura per debito eccessivo. Quest’ultima istituzione chiederebbe a Roma di aggiustare il tiro entro sei mesi.

Davanti a un eventuale diniego del governo giallo-verde di accogliere la raccomandazione del Consiglio rimettendo mano alla Finanziaria 2019, scatterebbero delle sanzioni economiche. L’unica possibilità che queste non partano è che in seno al Consiglio si crei una maggioranza qualificata di paesi membri contrari. Se invece, passasse la linea rigorista, il nostro Paese potrebbe essere toccato da diversi tipi di sanzioni: le ammende innanzitutto di entità adeguata con una base fissa delle sanzioni pecuniarie pari allo 0,2% del Pil. Poi l’Europa potrebbe obbligarci a fornire informazioni supplementari prima dell’emissione di titoli di Stato e potrebbe invitare sia la Banca Europea investimenti sia la Bce a reptingere i loro prestiti; infine ci potrebbe imporre la costituzione di un deposito infruttifero fino al rientro del disavanzo.