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L’Istat prevede l’aumento dell’inflazione

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Stime preliminari sull’inflazione di febbraio in rialzo per l’Istat. L’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi,  il mese scorso ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,6% nei confronti di febbraio 2016 ( da +1,0% di gennaio).

L’accelerazione – rileva l’Istat –  è legata principalmente all’aumento della crescita dei prezzi delle componenti maggiormente volatili, come gli alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e i beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente) alla quale si sommano la dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%). Dunque “l’inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale di un decimo di punto (+0,6%, da +0,5% del mese precedente) mentre quella al netto dei soli beni energetici si porta a +1,3%, da +0,8% di gennaio.

“Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, il balzo dell’inflazione all’1,6% significa avere una maggior spesa annua di 608 euro, 234 euro per il solo carrello della spesa, ossia per la spesa di tutti i giorni”, spiega il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona.  L’Unc ha poi stilato la classifica delle città più care d’Italia. In testa alla classifica c’è Bolzano, segue Milano, al terzo posto Trento.

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