24 Gennaio 2021

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L’Onu chiede di chiudere i mercati di animali selvatici vivi per prevenire future pandemie

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Dall’Onu arriva la richiesta di mettere al bando in tutto il mondo i mercati che vendono animali selvatici vivi e morti per il consumo umano, come quello di Wuhan, in Cina, che si ritiene sia stato il punto di partenza dell’epidemia di coronavirus. In particolare la richiesta è stata avanzata dal capo della Convenzione sulla biodiversità dell’OnuElizabeth Maruma Mrema, per prevenire future pandemie.

Stop dunque ai “wet market”, ovvero a quei mercati presenti soprattutto nei Paesi asiatici, dove vengono venduti vivi e poi macellati animali, in condizioni igieniche precarie. Ma la Mrema si è detta ottimista anche sul fatto che il pianeta prenderà più seriamente le conseguenze della distruzione del mondo naturale sulla scia dell’epidemia di Covid-19 quando i Paesi torneranno a negoziare il quadro post-2020 per la biodiversità.

“Preservare ecosistemi e biodiversità ci aiuterà a ridurre la prevalenza di alcune di queste malattie – ha spiegato – Il modo in cui coltiviamo e utilizziamo il suolo, in cui proteggiamo gli ecosistemi costieri e in cui trattiamo le nostre foreste rovineranno il futuro o ci aiuteranno a vivere più a lungo”.

Ma la responsabile della biodiversità delle Nazioni Unite, non ignora la realtà dei fatti e lancia un allarme: “Alcune comunità a basso reddito, e parliamo di milioni di persone, basano il proprio sostentamento sulle specie selvagge. Quindi a meno che non diamo un’alternativa a queste comunità, il rischio è di aprire le porte del mercato nero a questi animali, e così anche all’estinzione di alcune specie”.