31/07/2021

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Matrimoni gay. Da Ue libertà del coniuge extracomunitario di circolare nell’Unione, anche se dello stesso sesso

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Sentenza storica per la Corte di giustizia dell’Unione Europea che ha di fatto riconosciuto i matrimoni tra persone dello stesso sesso ai sensi delle regole sulla libera circolazione delle persone.

Secondo la sentenza dell’Ue infatti, il coniuge di un cittadino di un Paese Ue, anche se extracomunitario e dello stesso sesso, ha gli stessi diritti e quindi un Paese membro non può imporre limiti od ostacolare la libertà di soggiorno e di movimento sancita dalle norme europee.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata in merito alla vicenda di una coppia omosessuale, composta da un cittadino rumeno, Relu Adrian Coman, e e da un cittadino statunitense, Robert Clabourn Hamilton, che hanno convissuto negli Usa per quattro anni, prima di sposarsi a Bruxelles nel 2010.

Nel dicembre 2012, Coman e Hamilton hanno chiesto alle autorità rumene informazioni perché Hamilton potesse ottenere, in qualità di familiare di Coman, il diritto di soggiornare legalmente in Romania per un periodo superiore a tre mesi. La domanda era fondata sulla direttiva sulla libertà di circolazione, che permette al coniuge di un cittadino dell’Unione di raggiungere quest’ultimo nello Stato membro in cui soggiorna.

Le autorità rumene hanno quindi informato Coman e Hamilton che quest’ultimo godeva soltanto di un diritto di soggiorno di tre mesi, poiché non poteva essere qualificato in Romania come “coniuge” di un cittadino dell’Unione, dato che Bucarest non riconosce i matrimoni omosessuali. Coman e Hamilton hanno quindi fatto ricorso ai giudici rumeni, sostenendo l’esistenza di una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, per quanto riguarda l’esercizio del diritto di libera circolazione nell’Ue.

I giudici di Lussemburgo hanno quindi stabilito che la nozione di “coniuge” è neutra dal punto di vista del genere e può comprendere, quindi, il coniuge dello stesso sesso di un cittadino Ue.

La Corte precisa, peraltro, che lo stato civile delle persone è una materia che rientra nella competenza degli Stati membri e che il diritto dell’Unione non pregiudica tale competenza, che resta intatta. Gli Stati restano quindi liberi di prevedere o meno il matrimonio omosessuale.