Medio Oriente, Trump annuncia: “La guerra è finita”. Ma gli attacchi proseguono e intanto sente Putin
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La guerra in Medio Oriente è praticamente conclusa e il mondo adesso è più sicuro. Parola di Donald Trump che nelle scorse ore ha tenuto una conferenza stampa nel suo golf club di Miami, la prima dall’inizio del conflitto. “Stiamo facendo grandi passi avanti verso gli obiettivi militari” ha detto il presidente americano, aggiungendo che gli Stati Uniti potrebbero “colpire la produzione elettrica” ma non vogliono farlo. “Teheran poteva minacciarci, il regime voleva proseguire con il programma nucleare” , ha proseguito Trump rivendicando l’azione militare americana, sostenendo che la guerra “finirà presto”, pur escludendo che ciò accadrà già nei prossimi giorni.
Nel corso dell’incontro con i giornalisti Trump ha riferito anche di una recente telefonata con Vladimir Putin. Il colloquio, ha detto, è stato “buono” e ha riguardato anche il conflitto in Ucraina. Secondo il presidente americano, il leader russo si è detto disponibile a contribuire alla stabilizzazione della regione. Trump ha però precisato di avergli risposto che “dovrebbe essere utile a mettere fine alla guerra in Ucraina”. Il presidente ha detto dunque che rinuncerà ad alcune sanzioni sul petrolio a causa delle turbolenze dei mercati legate al suo attacco insieme a Israele contro l’Iran.
Le conseguenze della guerra in Iran dal punto di vista economico ed energetico sono state invece l’argomento principale della riunione dei ministri europei dell’Economia. Un tema che è già stato affrontato dai ministri delle Finanze del G7 e che ora interesserà anche il Consiglio Ue Ecofin. Prima dell’Eurogruppo, il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha evidenziato il rischio “di uno shock stagflazionistico sostanziale” per l’economia globale ed europea se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi o estendersi. Molto dipenderà “dalla durata e dall’ampiezza regionale del conflitto”, ha evidenziato Dombrovskis. Se dovesse durare oltre due settimane e portare a interruzioni delle spedizioni su Hormuz o attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbe provocare “prezzi dell’energia più alti che si trasmetterebbero all’inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento” e stretta nei finanziamenti.
