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Meta modifica il fact-checking su Facebook ed Instagram

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La società statunitense che controlla i social Facebook e Instagram e i servizi di messaggistica WhatsApp e Messenger – Meta – ha annunciato delle importanti modifiche riguardo le sue politiche di moderazione dei contenuti, inclusa l’eliminazione del suo programma di fact-checking. Finora degli esperti si sono occupati di controllare la veridicità dei contenuti sulle piattaforme social Facebook, Instagram e l’ultima arrivata Threads.

Il fondatore dell’azienda Mark Zuckerberg lo ha annunciato in un post: “Ci libereremo dei fact-checker e li sostituiremo con note della comunità simili a X (ex Twitter), a partire dagli Stati Uniti”. Su X le “Community Notes” consentono agli utenti di scrivere note esplicative sotto tweet, immagini o video, con l’obiettivo di fornire informazioni aggiuntive e chiarire contenuti falsi o inappropriati. Per poter esser parte di questo processo, però, ci sono delle condizioni da rispettare: bisogna essere iscritti a X da almeno 6 mesi, non aver violato le policy del social dal primo gennaio del 2023 e si deve avere il numero di telefono verificato sulle piattaforme in questione.

Zuckerberg ha inoltre motivato la sua spiegazione in un video dicendo che “i fact checker sono stati troppo parziali politicamente e hanno distrutto più fiducia di quanta ne abbiano creata”. Proprio per questo i media statunitensi sostengono che questa mossa sia strettamente legata alla rielezione di Donald Trump, perché proprio il tycoon aveva già espresso questo concetto, assieme ad altri esponenti repubblicani, criticando Meta e accusandola di censurare le voci di destra.

Meta fino ad oggi ha censurato i contenuti politici, ma la scelta di Zuckerberg è quella di reintrodurli. Non solo: Mark sposterà la sede di due importanti squadre al di fuori della California, più precisamente nel Texas. Il motivo è che si tratta di uno Stato, secondo il fondatore dell’azienda, in cui vi è meno preoccupazione per i pregiudizi. Zuckerberg ha poi chiarito l’intenzione di lavorare in collaborazione con Trump per garantire la libertà d’espressione.

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