04/12/2021

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‘Ndrangheta, arrestato a Madrid il “boss dei boss” Domenico Paviglianiti

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Era stato rimesso in libertà nell’ottobre 2019, in seguito a un errore giudiziario relativo al calcolo della pena. E, poco dopo essersi lasciato alle spalle il carcere, aveva lasciato anche l’Italia, per rifugiarsi in un luogo per lui più sicuro. Scelse la Spagna. Ed è lì che ieri i carabinieri di Bologna e la polizia spagnola hanno arrestato il latitante di ‘Ndrangheta Domenico Paviglianiti. Le manette per “il boss dei boss” – così era soprannominato negli anni ’80 e ’90 – sono scattate a Madrid.

Sessanta anni, esponente di spicco della ‘Ndrangheta, è destinatario di un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti per 11 anni, 8 mesi e 15 giorni, emesso il 21 gennaio scorso dalla Procura di Bologna. Un’operazione di cattura per la quale è stata necessaria la cooperazione internazionale delle forze polizia. Contro Paviglianiti i reati di associazione di tipo mafioso, omicidio e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Per acciuffare il latitante si sono mossi la polizia Spagnola, Udyco Central, i carabinieri del comando provinciale di Bologna, nucleo investigativo, coordinati dal procuratore Giuseppe Amato e i pm Roberto Ceroni e Michele Martorelli, in collaborazione con Eurojust (Filippo Spiezia) e, appunto, in raccordo con l’interpol. L’indagine che ha portato a rintracciarlo nasce dal nuovo provvedimento emesso dalla procura bolognese, arrivata dopo un ricorso in Cassazione relativo proprio al calcolo errato sulla pena da scontare in seguito al quale il boss è stato rimesso in libertà.

C’è la gestione del traffico internazionale di stupefacenti tra le attività principali dell’omonima cosca di ‘Ndrangheta, ancora operante nella provincia di Reggio Calabria, con importanti ramificazioni nel nord Italia, in Lombardia e con frequenti contatti con l’America del Sud. Il latitante Paviglianiti era un esponente di spicco del casato ‘ndranghetista.

A cominciare dagli anni Ottanta commise una serie di omicidi per i quali venne poi condannato all’ergastolo, una pena che fu sostituita in seguito con la reclusione per 30 anni. Secondo quanto stabilito allora dai giudici, “il boss dei boss” ebbe un ruolo molto importante nella cosiddetta seconda guerra di mafia quando, insieme ad altre famiglie di ‘Ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, aveva sostenuto la cosca De Stefano nella sanguinosa faida con i Condello.