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Pensioni, dal 2029 potrebbero servire tre mesi di lavoro in più

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A partire dal 2029 potrebbero essere necessari tre mesi in più per andare in pensione e l’età salirebbe a 67 anni e 6 mesi, in base all’adeguamento automatico dell’aspettativa di vita (65 anni). Lo scenario emerge dall’ultimo aggiornamento del ‘Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario’ della Ragioneria Generale dello Stato, che si basa sui dati Istat aggiornati a settembre 2025, documento anticipato dal ‘Sole 24 Ore’. Nel Rapporto precedente, aggiornato al 2025, erano stimati due mesi aggiuntivi dal 2029.

In particolare, dalle tabelle risulta che i requisiti anagrafici stimati sulla base dello scenario demografico Istat mediano (base 2024) per accedere alla pensione di vecchiaia, salirebbero così per il biennio 2029-30 a 67 anni e 6 mesi e quelli per il pensionamento anticipato a 43 anni e 4 mesi (1 anno in meno per le donne). Attualmente il requisito anagrafico è di 67 anni per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 10 mesi (1 anno in meno per le donne) per quella anticipata. “In ogni caso, gli adeguamenti effettivamente applicati – precisa il rapporto – risulteranno quelli accertati dall’Istat a consuntivo”.

In ambito sanitario. Proroga di un anno per la permanenza in servizio volontaria fino a 72 anni dei dirigenti medici e sanitari. Lo prevede un emendamento del governo al decreto Milleproroghe. Questa possibilità non viene invece prorogata per le università che fino a fine 2025 avevano potuto applicare la disposizione anche per i “docenti universitari che svolgono attività assistenziali in medicina e chirurgia”.

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