24 Gennaio 2021

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Pescara, trans Alessia muore a 46 anni ma nel manifesto funebre torna ad essere Dino

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E’ morta qualche giorno fa all’ospedale Civico di Pescara Alessia Ortense, trans 46enne. Sul manifesto funebre però è stata indicata con il suo nome anagrafico al maschile, Dino, e questo ha scatenato la rabbia degli amici e della comunità trans. Il post denuncia su Facebook dall’organizzatrice delegata per l’Abruzzo di Miss Trans Italia Giovanna Miscia che ha scritto: “Un altro caso di mancanza di rispetto per l’identità di una persona trans. Nemmeno da morta è stata considerata nel giusto modo”.

Alla denuncia pubblica si è unita, su Facebook, anche Daniela Lourdes Falanga, presidente di Arcigay Napoli, che ha scritto “Giovanna Gio Miscia denuncia un altro caso di irriconoscenza alla vita di una donna trans. Dopo Alessia, dopo Valentina, dopo chissà quante e quanti invisibili, ancora il macabro utilizzo dell’egoismo nella totale negazione all’esistenza. Così una donna ridiventa un uomo nel silenzio della morte. Spero in un percorso di consapevolezza delle famiglia”.

Anche Vladimir Luxuria commenta la vicenda: “E’ la seconda volta in pochi mesi che accade: due mesi fa a Pompei, ora a Pescara. Sul manifesto funerario c’è il nome da uomo, ma il defunto, in vita, aveva scelto di vivere da donna. E’ una mancanza di pietas ed è la negazione della dignità di quelle persone che non scelgono di vivere in un’identità diversa da quella di nascita per dispetto, ma perché non si sentono in quella identità di genere che è un richiamo che non si può soffocare”.

“Un atto di egoismo e mancanza di accettazione da parte della famiglia che è davvero molto triste” dice ancora Luxuria. “La grande contraddizione del manifesto è al tempo stesso una mancanza di sensibilità – prosegue Vladimir Luxuria – La crudeltà in questo caso è la contraddizione palese tra i riferimenti declinati al maschile e la foto femminile. Se una famiglia ti vuole bene ti capisce, ti accetta e ti rispetta. La pietas dovrebbe andare oltre il proprio egoismo”.

“Mi sto battendo per l’approvazione della futura legge contro la omotransfobia in discussione ora al Senato che dovrebbe rendere obbligatorio riconoscere l’identità di genere della persona anche per i riti funebri – conclude -. Se abbiamo la libertà di scegliere in vita il rito in base alla fede religiosa, perché non dovremmo scegliere come essere ricordate da chi veramente ci vuole bene?”.