27/02/2021

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Ponte Genova, nuova accusa: sensori non vennero sistemati “dolosamente”

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Emerge una nuova accusa dalle carte dell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. I sensori che avrebbero dovuto monitorare il viadotto crollato il 14 agosto 2018 a Genova causando la morte di 43 persone, non vennero sistemati “dolosamente”, nonostante fossero stati tranciati nel 2015, durante alcuni lavori, e nonostante fossero stati caldeggiati dal Cesi nel 2017.

Secondo la ricostruzione dei finanzieri del primo gruppo coordinati dal colonnello Ivan Bixio, quei sensori un anno prima della rottura avevano fornito i dati con cui era stato stilato nel 2014 il documento in cui venne scritto che il ponte Morandi era a “rischio crollo”, unico viadotto in tutta Italia a riportare quella dicitura.

Per gli inquirenti, quel documento dimostrerebbe che la società era a conoscenza dei rischi e che non fece nulla. Una circostanza che potrebbe portare alla contestazione del dolo eventuale e non più a una contestazione colposa.

Sono 71 le persone indagate tra ex dirigenti di Autostrade e Spea (ex controllata che si occupava delle manutenzioni), dirigenti del ministero delle Infrastrutture e tecnici, oltre alle due società. Le accuse vanno dal disastro colposo, all’omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo doloso, falso, omissione di atti di ufficio.