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Premio Carlo Magno a Mario Draghi: tra dichiarazioni sul rapporto con gli USA e un monito all’Europa

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È Mario Draghi il vincitore del Premio Carlo Magno 2026, uno dei più prestigiosi riconoscimenti Europei. Premiato da Armin Laschet, Presidente del premio, anche come “un forte segnale alle istituzioni europee”. La cerimonia si è svolta ieri nella Sala dell’Incoronazione del Municipio di Aquisgrana, in Germania, alla presenza del Cancelliere Tedesco Friedrich Merz, della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, della presidente della BCE Christine Lagarde e del premier greco Mitsotakis. Per l’Italia era presente il Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti.

Istituito nel 1950, il premio viene assegnato ogni anno a personalità che si sono distinte per il loro contributo all’integrazione Europea: tra i premiati delle ultime edizioni anche Papa Francesco, Emmanuel Macron e il popolo ucraino con il presidente Zelensky.

Quest’anno la scelta è caduta sull’ex Presidente del Consiglio ed ex numero uno della BCE, con una doppia motivazione: il salvataggio dell’Euro durante la crisi del debito, ma anche il celebre Rapporto sulla competitività Europea del 2024. “Se l’Euro è salvo lo dobbiamo a lui”, ha dichiarato il cancelliere Merz. Al riconoscimento è legato un importante premio in denaro, che Draghi devolverà a progetti Europei.

E’ stato però il discorso dell’economista a tenere banco. Draghi ha raccontato un quadro preoccupante della condizione del continente: “Non fingerò che ciò che attende l’Europa sia facile”, ha esordito, per poi pronunciare la frase destinata a rimbalzare nelle dichiarazioni della stampa e dei presenti: “Per la prima volta noi Europei siamo davvero soli insieme“. Un riferimento diretto all’indebolimento dei legami transatlantici e a un contesto internazionale segnato da guerre e instabilità.

Il passaggio più netto ha riguardato proprio i rapporti con Washington. Draghi ha affermato che con gli Stati Uniti “bisogna essere più assertivi”, perché “il compromesso non ha funzionato”: gli USA sono ormai un partner “conflittuale e imprevedibile”. E “per la prima volta dal 1949, gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate”.
Da qui l’appello a un cambio di passo deciso: per preservare l’Unione, ha sostenuto, “gli Europei devono diventare più forti militarmente, economicamente e politicamente”.

Centrale anche il nodo economico. Draghi ha ricordato come la spesa strategica necessaria all’Europa sia salita oggi a circa 1.200 miliardi di Euro l’anno, e ha collegato la vulnerabilità del continente alla dipendenza dai combustibili fossili: dall’inizio del conflitto in Iran, ha osservato, i cittadini dei Paesi con più energia pulita hanno pagato l’elettricità all’ingrosso circa la metà rispetto agli altri.

Il messaggio della giuria è esplicito: il Rapporto Draghi va finalmente attuato. Più che un tributo al passato, il Carlo Magno 2026 si è dunque trasformato in un tracciato politico per il futuro dell’Unione.

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