Si apre a Glasgow la Cop26 sul clima, il principe Carlo: “dobbiamo metterci sul piede di guerra”
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Dal G20 di Roma alla Cop26 di Glasgow. L’esito del vertice della Capitale ha gettato le basi per la ventiseiesima conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si è appena aperta in Scozia. Una conclusione agrodolce per il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, secondo cui “le speranze sono disattese ma non sepolte”. Il padrone di casa Boris Johnson parla invece di chance di successo di sei contro dieci. “Anche perché – spiega – se fallisce la cop26 fallisce tutto”. In Scozia però pesano già le assenze del presidente cinese Xi Jinping e del presidente russo Vladimir Putin.
Nicola Ferguson Sturgeon “E’ un evento gigantesco, con sfide complesse”. Per la premier scozzese, è fondamentale “colmare, nelle prossime 2 settimane, il vuoto enorme che abbiamo sul clima. I leader mondiali avranno una responsabilità colossale. Il mondo non sta facendo abbastanza e questo summit deciderà le sorti del pianeta”. In una intervista su ‘la Repubblica’ ha poi aggiunto: “Vogliamo essere un esempio: la Scozia si è impegnata, in maniera vincolante, a raggiungere emissioni zero entro il 2045, e ridurle del 75% entro il 2030”.
E’ invece una vera e propria chiamata alle armi quella lanciata da Carlo d’Inghilterra. “Il mondo deve mettersi in una disposizione di spirito bellica, da ultima spiaggia, di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici che incombono sul pianeta”. Queste le parole del principe del Galles, storico ambientalista, chiamato già ieri a parlare ai leader del G20 di Roma e oggi presente in Scozia per fare le veci della regina Elisabetta, a cui i medici hanno consigliato un po’ di riposo.
La sovrana nei giorni scorsi, non ha comunque rinunciato a lanciare qualche frecciata: ” è davvero irritante quando (i leader) parlano, ma non fanno niente” avrebbe detto la regina in un fuori onda.
Parole riprese ed elogiate da Greta Thunberg che, si è detta convinta che “la maggior parte della gente sia d’accordo” con la sovrana. L’attivista svedese, intervistata dalla Bbc, ha fatto capire di essere molto perplessa circa le politiche ambientali intraprese finora. “Penso che la conclusione che si può trarre è che l’azione sul clima non sia davvero la nostra maggiore priorità al momento”, ha dichiarato Greta, sottolineando come i Paesi occidentali più ricchi abbiano “responsabilità maggiori” in termini di risorse da mettere a disposizione e di esempi da dare.
Greta chiede di fare pressione sulla Cina. Quello che i ‘grandi della Terra’ non dicono apertamente, la Thunberg non ha paura di farlo. Secondo la giovane attivista, la Cina è uno dei Paesi che ha il maggiore impatto sull’inquinamento globale e che “continua a costruire impianti in carbone, qualcosa che per me è fuori dalla realtà”.
E per il primo giorno di Cop26 sono attesi a Glasgow migliaia di manifestanti, tanto che la città è blindata almeno per quanto riguarda l’anello più sensibile della sicurezza. Circa 10.000 i rinforzi chiamati in servizio da tutto il Paese, per tutelare la sicurezza della conferenza e per sorvegliare le dimostrazioni. Un dispiegamento di polizia da record nella storia del Regno Unito, costato 100 milioni di sterline, una cifra perfino più alta di quella spesa per le Olimpiadi di Londra del 2012 o per il G7 in Cornovaglia. La data più calda per le proteste sembra quella del 6 novembre, giornata ribattezzata Global Day for Climate Justice e segnata da raduni in contemporanea, in varie città del mondo.
