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Storia della musica: l’approccio controcorrente dei Dire Straits

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Da Paolo Cochi, autore del libro “Dire Straits, dalle strade di Londra alla leggenda del rock”, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

L’approccio controcorrente dei Dire Straits

In un’epoca, quella a cavallo tra la fine degli anni ’70 e tutti gli ’80, in cui il panorama musicale era dominato dall’eccesso, dal rumore punk-rock e dal glam sfavillante che facevano dell’apparire e dello scandalo le loro armi principali, i Dire Straits scelsero deliberatamente il silenzio e la sobrietà come linguaggio distintivo. La loro estetica era l’antitesi di quanto imposto dalle mode del momento. Mentre altre band costruivano la loro immagine su chitarre fracassate sul palco, scandali da prima pagina e atteggiamenti spericolati, il gruppo guidato da Mark Knopfler ha sempre rifuggito la teatralità. Non c’erano eccessi da copertina, ma solo un’attenzione quasi maniacale alla sostanza musicale.

Il loro approccio era caratterizzato da un’eleganza innata, misurata e tipicamente britannica, con la calma e la consapevolezza di chi sa che il vero carisma e il talento autentico non hanno bisogno di urlare per farsi notare. La forza trainante dei Dire Straits è sempre stata la misura: un equilibrio perfetto e quasi zen tra il virtuosismo tecnico, in particolare quello di Knopfler con il suo inconfondibile fingerpicking fluido e cristallino, e una discrezione di fondo che permeava ogni brano. Le loro canzoni, siano esse ballate intrise di malinconia urbana come “Romeo and Juliet” o brani più ritmati come “Sultans of Swing”, mantenevano sempre una luce interiore, un calore che evitava sia la freddezza del rock cerebrale sia la superficialità del pop più commerciale.

I Dire Straits hanno dimostrato che si può lasciare un segno indelebile nella storia della musica senza mai cedere alle lusinghe del marketing chiassoso, puntando tutto sulla qualità e sull’onestà artistica. I Dire Straits, l’eleganza silenziosa del rock Knopfler, il mancino che suona da destro. C’è qualcosa di poeticamente ironico in Mark Knopfler: un mancino che imbraccia la chitarra come un destro. Non per scelta estetica, ma per necessità. Da ragazzo, le chitarre per mancini erano rare e costose, e così imparò a suonare “al contrario”. Quel limite iniziale divenne la sua firma. Il suo tocco, privo di plettro, sfiora le corde come un pittore che accarezza la tela: è da lì che nasce quel suono caldo, fluido e inconfondibile che avrebbe segnato un’epoca.

 

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