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Stretta sui rimpatri: ‘ok’ dal Parlamento Ue. Vescovi preoccupati

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I Vescovi europei esprimono “Profonda preoccupazione per la stretta sui rimpatri” approvata dal Parlamento europeo. Una decisione di rimpatrio comporta ora l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti possono anche essere trattenuti fino a 24 mesi. Sarà inoltre possibile trasferire i migranti, esclusi i minori non accompagnati, verso “centri di rimpatrio” situati nel territorio di un Paese terzo.

“Storico ok dell’Ue, è la strada del modello Albania” ha commentato la premier Meloni. In un video sui social, registrato mentre è a Evian per il G7, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni esulta per il grande successo ottenuto in Europa: “Oggi il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea”. “Il regolamento prevede tra l’altro – aggiunge la Meloni – anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera”.

Meloni: “Bene Corte Ue su Cpr”. La presidente del Consiglio sottolinea come le promesse fatte ai cittadini italiani siano state mantenute: “Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi. Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l’Europa e lo abbiamo fatto, con coraggio, con pazienza, con determinazione, perché la nostra bussola è chiara, rispettare il programma votato dai cittadini punto per punto, non ci fermeremo, andremo avanti”.

La Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) ha espresso “profonda preoccupazione per alcuni aspetti del nuovo quadro normativo che rischiano di indebolire l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili. In particolare, l’ampliamento della detenzione, le limitazioni ai ricorsi e alle procedure di ricorso effettivi e la crescente esternalizzazione delle responsabilità verso paesi terzi sollevano gravi questioni etiche e umanitarie”.

Nella nota si legge ancora: “La migrazione non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica”, affermano in una nota i vescovi della Comece. “Durante la sua recente visita alle Isole Canarie, papa Leone XIV ha ricordato all’Europa e al mondo – rammentano i presuli – che non possiamo rimanere indifferenti a coloro che periscono in mare, cadono vittime della tratta di esseri umani o sono costretti a fuggire da guerre, violenze, persecuzioni, fame o degrado ambientale. Come ha affermato il Papa, i migranti non sono ‘una categoria o una statistica’, ma persone che ‘potrebbero far parte della nostra stessa famiglia’. Queste parole mettono alla prova la nostra coscienza e ci invitano a guardare oltre la paura e l’opportunismo politico”.

Le conclusioni dei vescovi europei: “L’Unione europea nasce dalla convinzione che la dignità umana sia inviolabile e che la solidarietà tra i popoli non rappresenti un ideale opzionale, ma una responsabilità fondamentale”. Quindi il rinnovato “appello a garantire politiche migratorie e di asilo rimanere saldamente ancorati al rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali, del diritto al chiedere asilo, la tutela dell’unità familiare e un’attenzione speciale ai più vulnerabili. Sicurezza e solidarietà non sono principi opposti; devono avanzare insieme”.

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