Terremoto in Nepal: morti due dei quattro speleologi italiani

Purtroppo è arrivata la conferma: Oskar Piazza si aggiunge, insieme a Gigliola Mancinelli, alla lista dei morti causati dal terremoto in Nepal. Loro erano due dei quattro speleologi del Soccorso alpino del Trentino Alto Adige scomparsi da sabato scorso. Le vittime sono state travolte dalla valanga che ha distrutto il villaggio di Langtang alle pendici dell’Himalaya. La conferma del decesso di Oskar Piazza è stata data dalla compagna, Luisa Zappini, responsabile della centrale unica di emergenza in Trentino, che subito dopo ha dichiarato: “Vado a prendermelo. Sembra impossibile a tutti”.

Il gruppo era nel villaggio maledetto per esplorare delle forre (gole strette tra pareti rocciose ripide), ma avevano rinviato l’escursione proprio a causa del maltempo. Piazza aveva parlato con i colleghi trentini tre giorni fa. Gigliola Mancinelli, di Ancona, 51 anni, era medico anestesista al cardiologico Lancisi e anche tecnico speleologo.

Gli altri due, Giovanni Pizzorini e Pino Antonini, sono riusciti a scampare alla furia del terremoto.

Inoltre, altri due cittadini italiani, Renzo Benedetto e Marco Pojer, sono morti travolti da una frana staccatasi dalla montagna che li ha sorpresi mentre si trovavano a 3.500 metri di quota sul sentiero del Langtang Trek, a nord di Kathmandu. Renzo Benedetti, 60 anni, nato a Segonzano in Val di Cembra, era direttore della scuola di alpinismo della Sat di Cavalese. Marco Pojer, di Grumes, lavorava in cucina in una scuola materna.

In totale, il bilancio delle vittime provocate dal sisma, secondo gli ultimi dati forniti, è giunto quindi a 4.138, mentre i feriti sono circa 6.800.

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