23 Gennaio 2021

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In questo numero: la vera moda è il riciclo!

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Per preservare il pianeta e mettere un freno allo spreco dovuto all’eccessiva produzione e allo sfrenato consumo, è fondamentale pensare al futuro con una sola parola d’ordine: riciclare! Interessantissimo, ad esempio, il caso dello stilista togolese Amah Ayiv che ha dato il via alle produzioni di moda ecosostenibili made in Africa. Per lui il termine riciclare ha un significato più profondo di quello puramente concettuale, poiché assume il significato di recupere e reinterpretare un oggetto o un capo di vestiario esistente accrescendone il valore grazie all’intervento creativo.

Singolare il caso del brand Gambela Market, etichetta franco-congolese specializzata in streetwear (abbigliamento casual-metropolitano in voga dai primi anni novanta), che potrebbe in futuro essere replicata anche in Italia. Caratteristica prima di quest’azienda è quella del recupero di abiti fatti in tessuti in stampa “wax africani” (cotone colorato, prodotti con una tecnica di tintura a cera) dismessi, in procinto di diventare spazzatura e la loro completa rivalorizzazione.

Aude Renoud Tsasa, fondatrice del brand Gambela Market, ha spiegato come il “wax” negli ultimi anni sia diventato particolarmente famoso anche a livello internazionale. Secondo “L’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente” i rifiuti tessili sono aumentati dell’811% dagli anni 60 ad oggi (da un milione e mezzo di tonnellate dell’epoca agli oltre sedici milioni attuali). La maggior parte finisce nella spazzatura, mentre solo un terzo viene recuperato dopo l’uso per essere riciclato.

Dei capi di Gambela Market fanno parte i vestiti invenduti, gli usati, e quelli creati dagli scarti di tessuti. I livelli di sostenibilità raggiunti sono altissimi, visto l’annesso recupero della bigiotteria e degli accessori decorativi. L’inevitabile rincaro viene quasi del tutto assorbito dall’eliminazione della distribuzione attraverso l’uso esclusivo di negozi online, così da permettere l’acquisto anche alle fasce sociali meno abbienti.

Gli acquirenti sono profondamente diversificati, anche se la maggioranza risultano essere i giovani delle grandi città e gli amanti dei viaggi. Gli afro-discendenti, ovviamente, sono in netta maggioranza, visto che attraverso la scelta di questi capi rivendicano la propria biculturalità, la loro doppia appartenenza. Ovviamente, fino ad ora l’azienda è praticamente a conduzione famigliare, ma l’obiettivo è quello di creare un laboratorio che dia lavoro a persone che stanno seguendo un percorso di inserimento e integrazione sociale.

Per ora è tutto, ma prima di salutarci vi lascio con una citazione di Paul McCartney:

“Ci deve essere un modo migliore per fare le cose che vogliamo, un modo che non inquini il cielo, o la pioggia, o la terra.”