Verso il referendum, a picco Borsa Milano. Financial Times: “con il no a rischio 8 banche”

Apertura debole dei listini europei nella settimana decisiva in vista del referendum costituzionale  italiano:  Londra segna un calo dello 0,9%, come  Parigi, mentre  Francoforte arretra dell’1%. La peggiore è però  Milano, che lascia sul parterre l’1,8% sotto il peso delle banche. Monte dei Paschi resta osservata speciale di Piazza Affari: la Consob ha dato  il via libera al riacquisto dei bond subordinati, con la conversione in azioni, e  il titolo  è il più venduto del listino principale. Dopo una breve fase di contrattazione il titolo, più volte sospeso, è entrato in asta di volatilità dopo aver registrato un calo del 7,3%, a 18,55 euro, prezzo che riflette il raggruppamento delle azioni nel rapporto di uno a cento che prende il via oggi. Il titolo è crollato anche del  12,2%.

Segno ampiamente negativo anche per altri big del settore come Unicredit e Banco Popolare.

Intanto anche il Financial Times punta il dito contro la debolezza delle banche italiane, nell’ipotesi di una vittoria del “no” e di una crisi di governo. Se il prossimo 4 dicembre “il premier Matteo Renzi perderà il referendum costituzionale fino a 8 banche italiane, quelle con più problemi, rischiano di fallire”, scrive il quotidiano britannico, secondo il quale, citando funzionari e banchieri di alto livello, l’eventuale vittoria del No tratterrebbe “gli investitori dal ricapitalizzare” gli istituti in difficoltà.

Secondo il Financial Times gli otto istituti a rischio sono Monte dei Paschi di Siena, la Popolare di Vicenza, Carige, Banca Etruria,  CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara.

E’ Intervenuta direttamente nel dibattito politico tricolore con  un sostegno aperto alla riforma costituzionale anche l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

“La riforma costituzionale, oggetto di referendum a dicembre, sarà un passo in avanti e rafforzerà la governance politica ed economica dell’Italia” afferma l’Ocse, secondo cui il governo italiano sta compiendo “progressi sulle riforme strutturali, incluso nelle politiche sul mercato del lavoro, nella P.A. e nel sistema scolastico”. Per l’organizzazione, inoltre, il Pil del Paese crescerà dello 0,8% nel 2016, dello 0,9% nel 2017, dell’1% nel 2018.

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