Viareggio, a 15 anni dal disastro ferroviario. Mattarella: “Una tragedia incancellabile”
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In occasione del 15mo anniversario del disastro ferroviario di Viareggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dichiara che la sicurezza nei trasporti, come quella sul lavoro, è un indicatore di civiltà che deve prevalere su qualsiasi logica di profitto, perché incide sulla vita delle persone. “La notte del 29 giugno 2009, Viareggio venne ferita dalle conseguenze di un disastro ferroviario che, oggi come allora, ci appare inaccettabile. Le immagini e la memoria di quella tragedia – sottolinea ancora il Capo dello Stato – restano incancellabili”.
Erano le 23.49 del 29 giugno 2009, quando un convoglio con 14 vagoni carichi di cisterne di gpl deragliò nei pressi della stazione ferroviaria viareggina. Il treno, secondo le ricostruzioni giudiziarie, avrebbe sbattuto a forte velocità contro un ostacolo causando il rovesciamento su un fianco di una delle cisterne. Dalla cisterna, forata durante l’impatto, fuoriuscì una grande quantità di gas propano liquido che avvolse i binari e le abitazioni affacciate sulla linea ferroviaria, in particolare quelle in via Ponchielli. La fuoriuscita di gpl innescò un’esplosione e, in seguito, un incendio che coinvolse la stazione e diverse palazzine nei dintorni.
Nel grave incidente morirono in totale 32 persone. Altre 25 persone invece rimasero ferite a seguito dell’esplosione e dell’incendio. Undici persone morirono in pochi minuti, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici. Altre due persero la vita per un infarto e decine rimasero ferite (molte delle quali con ustioni gravissime). La maggior parte morì in ospedale nelle settimane successive all’incidente. I due macchinisti invece riuscirono a salvarsi saltando da un muro vicino alle rotaie.
Dopo l’incidente si aprì una lunga fase di indagini, condotte dalla Procura di Lucca. Nel 2017 furono condannati in primo grado Michele Mario Elia, ad di Rete Ferroviaria Italiana (7 anni e 3 mesi di reclusione), Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana (7 anni), e Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia (7 anni e 6 mesi). Furono contestate responsabilità anche alle società di Gatx, Officine Jungenthal e Cima Riparazioni.
