27/02/2021

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WikiLeaks: la giustizia britannica dice ‘No’ all’estradizione negli Usa per Julian Assange

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No all’estradizione negli Usa per Julian Assange. La giustizia britannica ha respinto la contestata istanza che avrebbe costretto il fondatore australiano di WikiLeaks a tornare negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio e pirateria per aver contribuito a svelare file riservati americani relativi fra l’altro a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. Assange, che rischiava una condanna a 175 anni, sarebbe a rischio di suicidio, secondo la giudice che ha emesso il verdetto, Vanessa Baraister.

Il verdetto è stato accolto tra le lacrime di Stella Morris, compagna dell’attivista australiano, e dal suo abbraccio in aula con Kristinn Hrafnsson, attuale direttore di WikiLeaks. La Baraister ha negato l’estradizione, definendo insufficienti le garanzie date dalle autorità di Washington a tutela dal pericolo di un eventuale tentativo di suicidio del fondatore di WikiLeaks. “Stabilisco che l’estradizione sarebbe troppo oppressiva per ragioni di salute mentale e ordino il suo rilascio”, ha concluso la giudice. Per ora Assange resta in custodia in attesa dell’indicazione di una cauzione sulla base della quale potrà essere scarcerato nelle prossime ore, in modo da aspettare l’esito dei possibili ricorsi da libero cittadino.

Il governo americano, ha già annunciato l’intenzione di ricorrere. Assange è incriminato negli Usa per 17 accuse di spionaggio e una per abuso informatico, in relazione alla pubblicazione da parte di WikiLeaks di documenti militari e diplomatici la cui diffusione non era autorizzata. Ma per molti in gioco in questo processo, c’è molto di più: ovvero la libertà d’espressione e di stampa.